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venerdì 14 dicembre 2012

PARADISO - INFERNO - PURGATORIO



Domanda -Alle pene, come ai godimenti degli Spiriti, secondo i loro meriti,
è destinato un luogo circoscritto nell’universo?
Risposta: «Le pene e le gioie sono inerenti al grado di perfezione degli Spiriti:
ciascuno di essi trova in se stesso il principio della propria felicità, od infelicità, e,
poiché essi sono da per tutto, non vi è alcun luogo speciale destinato al
castigo, né alla ricompensa. Quanto poi agli Spiriti incarnati, sono più o meno felici,
a seconda che il globo, in cui essi abitano, sia più o meno avanzato».
Domanda: - Ciò posto, l’inferno e il paradiso non esisterebbero come se li figura l’uomo?
Risposta: «Questi sono concetti umani. Da per tutto ci sono Spiriti felici o infelici.
E’ vero, come abbiamo detto, che gli Spiriti dello stesso ordine si riuniscono per simpatia;
ma, specialmente quando sono elevati, possono riunirsi dove loro meglio piace».

Kardec: La circoscrizione assoluta dei luoghi di pena o di ricompensa non esiste che
nella immaginazione dell’uomo; essa proviene dalla sua tendenza a materializzare e a
circoscrivere le cose di cui non può comprendere l’essenza indefinita.


Donmanda- Che si deve intendere per purgatorio?
Risposta: «Dolori fisici e morali: il tempo della espiazione
. E’ quasi sempre sulla terra il purgatorio, nel quale Iddio vi
fa espiare le vostre colpe».

Kardec: Ciò che l’uomo chiama purgatorio, è anche una figura, e vi si deve intendere,
non qualche luogo determinato, ma lo stato degli Spiriti imperfetti in espiazione sino
alla purificazione compiuta, che li farà salire al grado degli Spiriti beati. E siccome
si purificano mediante le diverse incarnazioni, il purgatorio consiste nelle prove
della vita corporea.


Domanda- Come mai alcuni Spiriti, i quali nel linguaggio rivelano la propria elevatezza,
hanno risposto a persone serie, intorno all’inferno e al purgatorio,
secondo l’idea comune?
Risposta: «Hanno dovuto parlare un linguaggio compreso dalle persone che li
interrogavano: quando queste sonotroppo imbevute di certe idee,
non vogliono urtarle troppo bruscamente per non offendere le loro convinzioni.
Se uno Spirito dicesse, senza precauzioni oratorie, a un musulmano, poniamo caso,
che Maometto non è un profeta, non ne avrebbe davvero troppo buona accoglienza».
Domanda: - Questo si capisce da parte di quelli, che ci vogliono istruire: ma non spiega,
come certi Spiriti, interrogati intorno al loro stato, abbiano risposto,
che soffrivano le torture dell’inferno, o del purgatorio.
Risposta: «Quando sono inferiori e non del tutto spogli della materia,
serbano in parte le idee terrestri, ed esprimono le loro impressioni coi termini,
che sono loro familiari. Il trovarsi in un ambiente che loro non permette di scrutare
appieno l’avvenire fa sì che spesso Spiriti erranti, disincarnati da poco,
parlino come avrebbero fatto in vita, Per Inferno deve intendersi una vita
di prova penosissima con l’incertezza di un’altra più avventurata;
per Purgatorio una vita che sentite combattuta, una vita di prove ma con la coscienza
di un avvenire migliore.
Allorché voi sentite un gran dolore, non dite forse che soffrite un inferno,
o che soffrite come un dannato? E’ evidente che queste sono parole figurate».
Domanda- Che vuol dire un’anima in pena?
Risposta: «Uno Spirito errante, che soffre, incerto del suo avvenire,
a cui potete dare sollievo, e che spesso ve lo chiede venendo a comunicare con voi».
Domanda Che significa la parola cielo?
Risposta: «Non è un luogo, come i Campi Elisi degli antichi,
dove tutti i buoni Spiriti sono stipati alla rinfusa senz’altra cura tranne quella
di godere per l’eternità una beatitudine inerte; ma lo spazio universale, cioè i pianeti, le
stelle e tutti i mondi superiori, dove gli Spiriti fruiscono di tutte le loro facoltà senza
le tribolazioni della vita materiale, né le angosce inerenti alla bassezza».
Domanda- Alcuni Spiriti hanno detto di abitare il quarto, il quinto cielo e simili:
che vogliono significare?
Risposta: «Richiedesti quale cielo abitassero a chi aveva l’idea di molti cieli l’uno sopra l’altro,
come i piani di una casa, e risposero con lo stesso linguaggio; ma per loro quelle parole: quarto,
quinto cielo, esprimevano diversi gradi di elevatezza, e in conseguenza di felicità.
Lo stesso accade a chi domanda a uno Spirito se sia nell’inferno.
Qualora egli soffra, dirà di sì, poiché per esso l’inferno è sinonimo di sofferenza,
quantunque sappia di non essere in una fornace. Un pagano avrebbe risposto che era nel tartaro».

Kardec: Alla stessa maniera si devono intendere espressioni analoghe, come città dei
fiori, città degli eletti, prima, seconda, terza sfera, e simili, le quali non sono che
allegorie adoperate da certi Spiriti, sia quali figure, sia qualche volta per ignoranza
della realtà delle cose, ed anche delle nozioni scientifiche più elementari.
Secondo l’idea ristretta che si aveva nel passato dei luoghi di pena e di ricompensa, e
specialmente secondo la credenza che la terra fosse il centro dell’universo, e il cielo
formasse una sola volta, e vi fosse una regione delle stelle, IL CIELO VENIVA COLLOCATO
IN ALTO, E L’INFERNO IN BASSO, onde le espressioni salire in cielo, precipitare
nell’inferno. Ora, però, che la scienza ha dimostrato che la terra, fra i tanti milioni
di altri mondi, è uno dei più piccoli e senza importanza speciale; ora che la scienza
ha tracciato la storia della sua formazione, e descritto la sua struttura, e provato,
che, essendo lo spazio senza fine, nell’universo non c’è né alto né basso, si è dovuto
rinunciare a porre il cielo al di sopra delle nubi e l’inferno negli abissi. Quanto al
purgatorio, non gli era assegnato alcun posto determinato. Era serbato allo Spiritismo
di dare anche su questo la spiegazione più razionale, più grandiosa, e nello stesso
tempo più consolante per la umanità. Ora, mercé le comunicazioni che abbiamo ricevuto,
sappiamo di portare in noi stessi il nostro inferno e il nostro paradiso; il nostro
purgatorio, poi, lo troviamo nella nostra incarnazione, cioè nelle nostre vite
corporee.


Domanda - Come si devono interpretare le parole di Gesù: Il mio regno non e in questo mondo?
Risposta: «In senso figurato Voleva dire che egli regna soltanto sugli animi puri e disinteressati.
Egli è dovunque domina l’amore del bene; ma gli uomini avidi delle cose di quaggiù e
ad esse attaccati non sono con lui».
Domanda - Potrà mai avverarsi sulla terra il regno del bene?
Risposta: «Il bene regnerà sulla terra, quando fra gli Spiriti, che vengono ad abitarla,
i buoni prevarranno sui cattivi.
Allora essi vi faranno regnare l’amore e la giustizia, fonti del bene e della felicità.
L’uomo, col progresso morale e con la pratica delle leggi di Dio,
attirerà sulla terra i buoni Spiriti, e ne allontanerà i cattivi; ma per fare ciò è necessario che
egli ne bandisca l’orgoglio e l’egoismo. La trasformazione dell’umanità è stata predetta,
e voi siete prossimi a quel momento affrettato da tutti gli uomini, che cooperano al progresso.
Essa si compirà con l’incarnazione di Spiriti migliori, che formeranno in terra una nuova generazione.
Allora gli Spiriti dei malvagi, che la morte va mietendo ogni giorno, e tutti coloro
che tentano di arrestare gli avvenimenti, ne saranno esclusi,perché sarebbero fuori posto in
mezzo agli uomini dabbene, di cui intorbiderebbero la felicità.
Essi andranno a compiere penose missioni in altri mondi
meno avanzati, dove potranno lavorare per il progresso proprio, e nello stesso tempo
promoveranno quello dei loro fratelli ancora più bassi.
E in questa esclusione dalla terra trasformata non vedete forse sublime la figura del paradiso
perduto? E nel germe delle sue passioni e nelle tracce della sua inferiorità, portati seco dall’uomo,
quando in una condizione simile venne ad abitare la terra, non vedete l’altra non
meno sublime del peccato originale?
Così quest’ultimo sta nella natura ancora imperfetta dell’uomo,
il quale risponde solo di sé medesimo e delle proprie colpe,
non già di quelle dei suoi padri.
O voi tutti uomini di fede e di buona volontà, lavorate dunque con zelo e coraggio alla
grande opera della rigenerazione, e raccoglierete il centuplo del grano, che avrete seminato.
Guai a coloro che chiudono gli occhi alla luce, poiché essi si preparano lunghi secoli di tenebre
e di dolore!
Guai a coloro che ripongono la loro felicità nei beni di questo mondo,
poiché soffriranno più privazioni di quanti godimenti non avranno avuto!
Guai soprattutto agli egoisti, perché non troveranno chi li aiuti a portare il peso delle loro miserie!».

Tratto dal IL LIBRO DEGLI SPIRITI di Allan Kardec

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