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giovedì 31 marzo 2011

LA VITA NELLO SPAZIO


Secondo le diverse dottrine religiose, la terra sarebbe il centro dell’universo, ed il cielo si stenderebbe,come una volta, sopra il nostro capo. Le stesse dottrine affermano che, la dimora dei beati è situata in alto, mentre l’inferno, soggiorno dei reprobi, prolunga le sue oscure gallerie nelle viscere stesse della terra.
La scienza moderna, d’accordo coll’insegnamento degli spiriti, portò un colpo mortale a queste affermazioni, mostrandoci l’universo popolato di innumerevoli mondi, pur essi abitati. Il cielo è dovunque;dovunque l’immensurabile, l’inesauribile, l’infinito; dovunque un formicolio di soli e di pianeti, fra cui la nostra terra non è che una misera unità. Lo spazio infinito non può più essere una dimora circoscritta per le anime che, tanto più libere quanto sono più pure, percorrono l’immenso,seguendo le loro affinità e le loro simpatie. Gli spiriti inferiori, resi gravi dalla densità dei loro fluidi,rimangono come legati alla terra su cui vissero, vagando nella sua atmosfera o mescolandosi agli umani.
Il godimento e l’elevazione dello spirito non risultano dall’ambiente che occupa, ma dallo stato personale dello spirito stesso, relativo al progresso realizzato. Lo spirito inferiore, dal perispirito opaco e tenebroso,può trovarsi coll’anima radiante, dall’involucro sottile che si presta alle sensazioni più delicate, alle più estese vibrazioni; ma ciascuno porta in sé la sua gloria o la sua miseria.
La condizione degli spiriti nella vita d’oltretomba, la loro elevazione e la loro felicità, dipendono dalla facoltà di sentire e di comprendere, la quale è proporzionata al loro grado di avanzamento. Anche sulla terra noi vediamo che i godimenti intellettuali aumentano col crescere della coltura dello spirito: le opere letterarie ed artistiche, le conquiste del progresso, le maggiori concezioni del genio umano, rimangono incomprese per l’uomo selvaggio, ed anche per molti dei nostri inciviliti. Così gli spiriti d’ordine inferiore,come ciechi di fronte alla natura illuminata dal sole, come sordi in mezzo ad un concerto, rimangono indifferenti ed insensibili alle meraviglie dell’infinito.
Questi spiriti, avvolti in densi fluidi, subiscono le leggi di gravitazione, e sono attratti dalla materia. Mosse da appettiti grossolani, le molecole dei loro corpi fluidici si chiudono alle percezioni esterne, e rendono gli spiriti schiavi di quelle stesse forze naturali che asserviscono l’umanità. Questa legge fondamentale dell’ordine e della giustizia universa, non sarà mai affermata abbastanza: le anime si riuniscono e si dispongono nello spazio, secondo il grado di purezza del loro involucro. Così, il posto dello spirito viene determinato dalla sua costituzione fluidica, che è opera sua, conseguenza del suo passato e delle sue azioni. Nello stesso modo che il perispirito stabilisce la posizione dell’anima, costituisce pur anche la sua ricompensa e il suo castigo: mentre l’anima purificata percorre lo spazio vasto e radioso, discende a suo piacimento sui mondi e non vede limiti al desiderio, lo spirito impuro non può staccarsi dall’atmosfera terrestre.
Fra gli stadi estremi, numerosi gradi intermedi permettono agli spiriti affini di raggrupparsi e di formare delle vere società celesti. La comunanza delle idee e dei sentimenti, l’identità delle inclinazioni, dei pensieri, delle aspirazioni, avvicinano ed uniscono le anime, formandone delle grandi famiglie.
La vita dello spirito elevato, quantunque esente da fatiche, è supremamente attiva: le distanze non esistono per esso che passa da luogo a luogo colla rapidità del pensiero. Il suo involucro, simile ad un vapore leggero, acquista tal grado di sottigliezza da riuscire invisibile agli spiriti inferiori.
Lo spirito vede, comprende e sa, non per mezzo degli organi materiali che si frappongono fra noi e la natura intercettandoci le più delicate sensazioni, ma direttamente, senza ostacoli, con tutto l’essere suo,onde le sue percezioni risultano ben diversamente chiare e numerose delle nostre. Prospettive cangianti si svolgono alla sua vista, soavi armonie lo cullano e lo incantano, per esso i colori sono profumi ed i profumi armonie; ma, per quanto squisite siano le sue sensazioni, egli può sottrarvisi e concentrarsi a volontà, avvolgendosi in un velo fluidico che lo isola nello spazio.
Lo spirito superiore vive emancipato e libero da tutti i bisogni corporei: il nutrimento e il sonno non hanno per lui alcuna ragion d’essere; egli abbandona per sempre, lasciando la terra, le vane cure, le apprensioni, tutte le chimere che insidiano quaggiù l’esistenza. Gli spiriti inferiori portano seco, al di là della tomba, le abitudini, i bisogni, le preoccupazioni materiali, e non potendo elevarsi al disopra dell’atmosfera terrestre, ritornano alla vita terrena e si mescolano alle lotte, ai lavori, ai piaceri degli uomini. Il contatto dell’umanità acuisce le loro passioni sempre vive, e l’impossibilità di soddisfarle diventa per essi una causa di tormenti.
Gli spiriti non hanno bisogno della parola per comprendersi, poiché ogni pensiero si riflette nel perispirito come un’immagine nello specchio; essi si scambiano le loro idee, senza fatica e con inconcepibile rapidità. Lo spirito elevato può leggere nel pensiero dell’uomo i più segreti intenti, può scrutare tutti i misteri della natura, esplorare a volontà le viscere della terra, il fondo degli oceani, e rintracciarvi i ruderi delle civiltà sepolte: nulla gli è occulto, il suo sguardo attraversa i corpi più densi ed entra nei domini impenetrabili al pensiero umano.

DOPO LA MORTE di Léon Denis

L'EVOLUZIONE DEL PERISPIRITO


I rapporti secolari fra uomini e spiriti, confermati e spiegati dalle recenti esperienze spiritiche, dimostrano la sopravvivenza dell’essere sotto una forma fluidica più perfetta.
Questa forma indistruttibile, compagna e strumento dell’anima, assiste alle sue lotte e alle sue sofferenze, partecipa alle sue peregrinazioni, si eleva e si purifica con essa.
Il perispirito, formato nelle regioni inferiori, sale lentamente la scala delle esistenze. Da principio non è che una forma rudimentale, che un abbozzo incompleto; giunto all’umanità esso incomincia a riflettere più elevati sentimenti, lo spirito irraggia da esso con maggiore potenza, e il perispirito si illumina di nuova luce. Di vita in vita, a misura che le sue facoltà si estendono, le sue aspirazioni si purificano, il campo delle sue conoscenze si allarga e il perispirito si arricchisce di nuovi sensi; al termine di ogni incarnazione, il corpo spirituale si svolge dai suoi impacci come una farfalla dalla crisalide. L’anima si ritrova, e, libera ed intera, dalla condizione splendida o misera della veste fluidica che l’avvolge, essa constata il grado del proprio avanzamento.
Come la quercia conserva in sé le tracce del suo annuale sviluppo, così il perispirito mantiene, sotto le apparenze presenti, le vestigia delle vite anteriori e dei diversi stati percorsi. Queste tracce del passato stanno in noi, spesso dimenticate, ma quando l’anima ne evoca e ne risveglia il ricordo, esse ricompaiono come altrettanti testimoni, segnando la lunga via, penosamente percorsa.
Gli spiriti inferiori hanno un involucro denso, pregno di fluidi materiali, e risentono, anche dopo morte, le impressioni e i bisogni della vita terrestre. La fame, il freddo, il dolore, esistono ancora per i più bassi; il loro organismo fluidico, oscurato dalle passioni, non può vibrare che debolmente e le loro percezioni riescono, per ciò stesso, più limitate: essi non sanno nulla della vita dello spazio e tutto è tenebre dentro e fuori di essi.
L’anima pura, emancipata dall’attrazione bestiale, si forma un perispirito analogo: quanto più il perispirito è puro, tanto più vibra con forza, estendendo le sue attitudini e i suoi sensi. Esso partecipa a un modo d’esistenza di cui noi possiamo appena formarci un’idea: s’inebria delle gioie della vita superiore, delle magnifiche armonie dell’infinito. Tale è il destino dello spirito umano e tale la sua ricompensa: formarsi colla propria, costante attività, dei sensi delicati e di una potenza illimitata; domare le passioni brutali, trasformare il denso involucro in una forma diafana, risplendente di luce, ecco il lavoro assegnato a tutti, e che tutti devono compiere attraverso tappe innumerevoli, seguendo la traccia meravigliosa che i mondi lasciano sul loro passaggio.

DOPO LA MORTE di Léon Denis

IL PERISPIRITO O CORPO FLUIDICO



I materialisti, negando l’esistenza dell’anima, partirono spesso dalla difficoltà di concepire un essere privo di forme; gli spiritualisti stessi non si spiegavano come l’anima, immateriale, imponderabile, potesse unirsi strettamente e comandare al corpo, che è di natura essenzialmente diversa. Queste difficoltà trovarono la loro soluzione nelle esperienze spiritiche.
Come già accennammo, l’anima, tanto nella vita corporea che dopo morte, è costantemente involta in una veste fluidica più o meno sottile o eterea che Allan Kardec chiamò perispirito o corpo spirituale. Il perispirito serve da mediatore fra il corpo e l’anima; trasmette a questa le impressioni dei sensi e comunica al corpo la volontà dello spirito. Alla morte, esso si stacca dalla materia tangibile, abbandona il corpo alla decomposizione della tomba, ma rimane unito all’anima e ne costituisce la forma esterna e la personalità.
Il perispirito, dunque, è un organismo fluidico, è la forma preesistente e sopravvivente dell’essere umano, la trama sulla quale si formerà il corpo fisico, come un substrato invisibile composto dall’essenza d’una materia che penetra tutti i corpi, anche quelli che ci sembrano più impenetrabili.
La materia grossolana, rinnovata senza posa dalla circolazione vitale, non è la parte stabile e permanente dell’uomo, ed è il perispirito che assicura la conservazione della forma umana e dei tratti fisionomici, attraverso tutte le epoche della vita, dalla nascita alla morte. Esso compie, così, la funzione di una forma elastica sulla quale s’incorpora la materia terrestre.
Però, anche questo corpo fluidico non è immutabile, ma si purifica e si nobilita insieme all’anima, la segue nelle sue numerose incarnazioni, sale con essa i gradini della scala gerarchica, diventa con lei sempre più diafano e luminoso, per risplendere un giorno di quella luce abbagliante, di cui parlano le Bibbie antiche, e le testimonianze storiche relative ad alcune apparizioni.
Il perispirito conserva tutte le conquiste dell’essere vivente; le conoscenze acquisite si accumulano e si imprimono a tratti fosforescenti nel cervello di questo corpo spirituale, sulla cui trama si plasmerà e s’informerà il cervello del bambino in una nuova incarnazione. Così il patrimonio intellettuale e morale dello spirito, anziché disperdersi, si accumula e si accresce colle sue esistenze: da ciò le attitudini straordinarie che alcuni esseri precoci e particolarmente dotati portano nascendo.
L’elevatezza dei sentimenti, la purezza della vita, le aspirazioni verso il bene e l’ideale, le prove e le sofferenze sopportate pazientemente, affinano sempre più le molecole di questo corpo spirituale, ne estendono e moltiplicano le vibrazioni, e ne consumano, come per azione chimica, le particelle grossolane, non lasciandogli che le più sottili e le più libere.
Al contrario, gli appetiti materiali, le passioni basse e volgari, reagiscono sul perispirito, lo rendono più pesante, più denso e più oscuro; su questi organismi, che conservano in parte i bisogni del corpo e non possono soddisfarli, l’attrazione dei globi inferiori, come la terra, agisce con forza.
Le incarnazioni di questi spiriti si succedono rapidamente finché, colla sofferenza, il progresso ne attutisce le passioni e, liberandoli dall’influenza terrestre, apre loro l’accesso a mondi migliori.
Uno stretto rapporto unisce i tre elementi costitutivi dell’essere; più lo spirito è elevato, più il perispirito è sottile, leggero, brillante; il corpo libero dalle passioni, moderato nei suoi appetiti e nei suoi desideri. La nobiltà e la dignità dell’anima si riflettono sul perispirito, e rendono la sua forma più armonica e più eterea; esse influiscono anche sul corpo e il viso si illumina al riflesso dell’interna fiamma.
Il perispirito comunica coll’anima per mezzo delle correnti magnetiche, ed è legato al corpo dai fluidi nervosi. Questi fluidi, quantunque invisibili, sono vincoli potenti che incatenano il perispirito alla materia, dalla nascita alla morte, e, per i sensuali, anche fino alla completa dissoluzione dell’organismo; l’agonia ci rappresenta la somma degli sforzi fatti dal perispirito per sciogliersi dai suoi legami carnali.
Il fluido nervoso o vitale, che trova la sua sorgente nel perispirito, ha dunque una parte considerevole nell’economia della vita, e la sua esistenza e modalità possono spiegare molti problemi patologici. Agente di trasmissione delle sensazioni esterne e delle impressioni intime ad un tempo, esso è paragonabile al filo telegrafico trasmissore del pensiero che percorre una doppia corrente.
L’esistenza del perispirito era conosciuta dagli antichi: i filosofi greci ed orientali designavano l’inviluppo dell’anima sotto i nomi di ochema e di ferouer, «lucido, etereo, aromale». Secondo i Persiani, giunta l’ora dell’incarnazione, il ferouer attira e condensa intorno a sé le molecole materiali necessarie alla costituzione del corpo, poi le restituisce, colla morte, agli elementi, per rivestire altrove nuove forme.
Anche il Cristianesimo conserva tracce di tale credenza e S. Paolo, nella sua prima lettera ai Corinti, si esprime in questi termini:
«L’uomo è seminato corpo animale e risorgerà corpo spirituale. Vi è corpo animale e vi è corpo spirituale».
Quantunque l’esistenza del perispirito sia già stata in diverse epoche affermata, soltanto lo spiritismo ne potrà determinare la natura ed il compito. Grazie alle esperienze del Crookes e di altri scienziati, noi sappiamo che il perispirito è lo strumento per cui si compiono tutti i fenomeni del magnetismo e dello spiritismo. Questo corpo spirituale e un vero serbatoio di fluidi, che l’anima mette in moto colla volontà, per mezzo di un organismo analogo a quello del corpo materiale di cui è la copia. E’ il perispirito che, tanto nel sonno materiale come nel provocato, si sviluppa dal corpo, si trasporta a di stanze incalcolabili e, nell’oscurità della notte, come alla luce del giorno, vede, osserva e sa, cose che il corpo da sé non potrebbe conoscere.
Il perispirito, dunque, possiede sensi analoghi a quelli del corpo, ma molto più potenti: vede nella luce spirituale - luce diversa da quella degli astri, e presente in tutto l’universo, quantunque non percepibile ai sensi materiali.
La permanenza del corpo fluidico tanto prima che dopo la morte, spiega pure il fenomeno delle apparizioni di spiriti. Il perispirito, nella vita libera dello spazio, possiede virtualmente tutte le forze che costituiscono l’organismo umano, senza metterle in azione; quando lo spirito si trova nelle volute condizioni, cioè quando può togliere al medium la materia fluidica e la forza vitale necessarie, esso se le assimila, e riveste a poco a poco le parvenze della forma terrestre. La corrente vitale circola in esso, e sotto l’azione del fluido sottratto, le molecole fisiche si riuniscono sulle tracce dell’organismo - tracce di cui il perispirito riproduce le linee essenziali; così il corpo umano si ricostituisce, e l’organismo vive.
Le fotografie e le impronte ci dimostrano che questo corpo ricostituito è identico a quello che lo spirito animava nella vita terrestre; ma la sua sussistenza non può essere che temporanea e fuggitiva, poiché anormale, e gli elementi che la produssero, dopo il breve aggregamento, ritornano alle loro rispettive sorgenti

DOPO LA MORTE di Léon Denis

♥ L'AMORE ♥


L’amore è la celeste attrazione delle anime, la potenza divina che unisce i mondi,
li governa e li feconda;l’amore è lo sguardo di Dio!
Non chiamate con questo nome l’ardente passione che suscita i carnali appetiti,
essa non è che un’ombra, una deturpazione dell’amore.
No! L’amore è il sentimento superiore in cui si fondono e armonizzano tutte le doti del cuore, è il coronamento delle umane virtù, della dolcezza, della carità, della bontà, è il nascere nell’anima di una forza che ci eleva al disopra della materia, alle altezze divine, e che, unendoci a tutti gli esseri, sveglia in noi tale intima felicità che supera infinitamente tutte le voluttà materiali.
Amare è sentirsi vivere in tutti e per tutti, è consacrarsi ad una causa o ad una persona fino al sacrificio e alla morte. Se volete sapere che cosa sia l’amore, guardate le grandi figure dell’umanità e sopra tutte il Cristo, per cui l’amore fu tutta la morale e tutta la religione, il Cristo che disse:
«Amate i vostri nemici e fate del bene a coloro che vi perseguitano». Così, dicendo, egli non esige da noi un affetto, che non può essere nel nostro cuore, ma ci richiede la soppressione di ogni odio, di ogni spirito di vendetta, una disposizione sincera ad aiutare, all’occorrenza, coloro che ci affliggono tendendo loro, soccorritrice, la mano.
Una specie di misantropia, di stanchezza morale, allontana talvolta le anime buone dal resto della umanità. Bisogna reagire contro questa tendenza all’isolamento, ricordare tutto ciò che di grande e di buono ha in sé l’essere umano, rammentare tutte le dimostrazioni d’affetto, tutte le benevolenze ricevute. Che è mai l’uomo diviso dai suoi simili, senza famiglia e senza patria? Un essere inutile ed infelice le cui facoltà avvizziscono, le cui forze scemano, su cui la tristezza incombe. Soli non si avanza, perciò bisogna vivere cogli uomini come con necessari compagni; il buon umore è la salute dell’anima, apriamo dunque il nostro cuore ad ogni sano e forte sentimento, amiamo per essere amati!
Se la nostra simpatia deve estendersi a tutti gli esseri e a tutte le cose che ne circondano, a tutto ciò che concorre alla nostra vita ed anche ai membri sconosciuti della grande famiglia umana, qual amore profondo, inalterabile, dobbiamo nutrire per i genitori, per il padre che sostenne con tanta sollecitudine la nostra infanzia, che sudò lungamente per appianarci il sentiero della vita, per la madre che ci portò e riscaldò sul suo seno, che vegliò angosciosamente i nostri primi passi e i nostri primi dolori! Di quanta tenerezza dobbiamo circondare la loro vecchiaia, in qual modo compensare il loro affetto e le loro assidue cure!
Anche alla patria noi dobbiamo il nostro cuore e il nostro sangue: essa che raccolse e ci trasmise l’eredità di molte generazioni, che lavorarono e soffersero per darci quella civiltà di cui godiamo, essa che custodisce i tesori intellettuali accumulati per secoli, che veglia alla loro conservazione ed al loro sviluppo, effondendoli su tutti i suoi figli, qual madre generosa. Il patrimonio sacro delle scienze,delle arti, delle leggi, delle istituzioni di ordine e di libertà, tutta l’opera immensa uscita dal pensiero e dal braccio dell’uomo, tutto ciò che costituisce la ricchezza, la grandezza, il genio di una nazione, noi pure lo ereditammo. Sia nostra cura dunque di rendere alla patria quanto ci dona,senza questa civiltà a cui essa ci crebbe, noi non saremmo che dei selvaggi.
Veneriamo la memoria di coloro che contribuirono col loro lavoro a formare e ad accrescere questa eredità, gli eroi che difesero la patria nelle ore terribili, tutti coloro che proclamarono, fin sulla soglia della morte, la verità, che servirono la giustizia e ci trasmisero, rosse del loro sangue, la libertà e il progresso di cui godiamo.
L’amore, profondo come il mare, infinito come il cielo, abbraccia tutti gli esseri: Dio ne è il focolare. Come il sole si leva indifferente su tutte le cose e riscalda tutta la natura, così l’amore divino vivifica tutte le anime, e i suoi raggi, penetrando oltre le tenebre del nostro egoismo scendono a suscitare la vacillante fiammella in fondo ad ogni cuore umano. Tutti gli esseri sono fatti per amare: i germi della vita morale e del bene che essi racchiudono, fioriranno un giorno fecondati dal focolare supremo, e si espanderanno fino a confondersi in una medesima comunione di amore, in una fratellanza universale.
Voi tutti che leggete queste pagine, chiunque siate, sappiate che noi ci ritroveremo un giorno, sia quaggiù in ulteriori esistenze, sia in un mondo più elevato, sia nell’immensità dello spazio; sappiate che il nostro destino è quello di influenzarci in bene ed aiutarci reciprocamente nella nostra ascensione. Figli di Dio,membri della grande famiglia degli spiriti, segnati in fronte con il marchio dell’immortalità, noi siamo destinati a conoscerci e a unirci nella santa armonia delle leggi e delle cose, lungi dalle passioni e dalle grandezze bugiarde della terra.
In attesa di questo giorno venga a te il mio pensiero, o mio fratello, o mia sorella, segno di dolce simpatia,e ti sostenga nel dubbio, ti consoli nel dolore, ti rialzi nella caduta, si unisca al tuo pensiero per chiedere al nostro comun Padre di aiutarci a conquistare un avvenire migliore.

DOPO LA MORTE di Léon Denis

mercoledì 23 marzo 2011

IL DOVERE



Il dovere è il complesso delle prescrizioni della legge morale, la regola di condotta dell’uomo nei rapporti con i suoi simili e con l’universo intero. Il dovere regge l’umanità, nobile e santo compito, che ispira i grandi sacrifici, le pure dedizioni e gli entusiasmi santi; apprezzato dagli uni, temuto dagli altri, inflessibile sempre, il dovere si erge davanti a noi, e ci mostra la scala ascendente dell’essere i cui gradini si perdono nelle altezze immensurabili.
Il dovere non è identico per tutti, ma varia secondo la nostra condizione e le nostre conoscenze,più ci eleviamo e più acquista al nostro sguardo di grandezza, di maestà, d’estensione, ma sempre il suo culto è dolce al saggio, e l’ubbidienza alle sue leggi è fertile di gioie intime impareggiabili.
Per quanto oscura sia la condizione dell’uomo, per quanto umile la sua sorte, il dovere domina e nobilita la sua vita, e dal suo culto gli viene quell’intima calma, quella serenità di spirito più preziosa di tutti i beni della terra, che si può gustare anche fra le prove e le sventure.
Noi non possiamo cambiare gli avvenimenti, e il nostro destino deve seguire rigidamente la sua via;ma possiamo sempre assicurarci la pace della coscienza, la soddisfazione di noi stessi che ci procura il compimento del dovere, anche in mezzo alle sventure.
Il sentimento del dovere ha radici profonde in ogni animo elevato, ed è senza sforzi che lo spirito percorre la sua via: per una tendenza naturale, frutto dei progressi acquisiti, egli schiva le cose vili, e dirige verso il bene i propri slanci. Il dovere diventa allora un obbligo di ogni istante, la condizione stessa dell’esistenza, una potenza a cui si è indissolubilmente legati nella vita e nella morte.
Il dovere ha molteplici forme: vi sono dei doveri verso noi stessi che ci inducono a rispettarci e ad operare con saggezza,a non volere ed a non fare se non ciò che è degno, utile e bello; vi sono doveri professionali che esigono da noi un coscienzioso adempimento, doveri sociali che ci spingono ad amare gli uomini, a lavorare per essi, a servire fedelmente il nostro paese e l’umanità; vi sono dei doveri verso Dio.
Il dovere non ha limiti, si può sempre far meglio,ed è nel sacrificio di sé stesso, che l’essere trova il mezzo più sicuro di crescere e di purificarsi.
L’essenza stessa dell’uomo morale è l’onestà, quando questi se ne stacca diventa infelice. L’uomo onesto fa il bene per il bene, senza cercare approvazione o ricompensa; ignorando l’odio e la vendetta, dimentica le offese e perdona ai suoi nemici, è buono con tutti e aiuta i deboli, vede in ogni uomo un fratello qualunque sia la sua patria e la sua fede, è pieno di tolleranza, rispetta le credenze sincere, scusa i difetti altrui, ne esalta le virtù,non dice male d’alcuno; usa moderatamente dei beni che la vita gli accorda, si consacra al miglioramento sociale e nella povertà, non invidia.
L’onestà secondo il mondo, non è sempre l’onestà secondo le leggi divine; l’opinione pubblica ha il suo valore, essa addolcisce la pratica del bene, ma non bisogna crederla infallibile; il saggio, senza dubbio,non la disprezza, ma quando essa è ingiusta, o manchevole passa oltre, e attinge norma di dovere a più sicura sorgente.
Il merito e la virtù sono talvolta misconosciuti quaggiù, e i giudizi della massa subiscono spesso l’influenza delle passioni e del materiale interesse; ma l’uomo onesto cerca, anzitutto, la propria stima, e l’appagamento della propria coscienza.
Colui che seppe comprendere il valore immenso dell’insegnamento degli spiriti ha un’idea ancor più elevata del dovere; egli sa che la responsabilità è relativa al sapere, che la conoscenza dei segreti d’oltre tomba impone di lavorare con maggior energia al miglioramento proprio e dei fratelli. Le voci dell’invisibile che ridestano in lui degli echi, che, fanno vibrare in lui delle forze addormentate nella maggior parte degli uomini, lo spingono possentemente ad elevarsi. Il nobile ideale, che lo illumina e lo tormenta ad un tempo, è soggetto di scherno per i volgari, ma egli non lo cambierebbe coi tesori di un impero; la pratica della carità gli è resa facile, e gli insegna a sviluppare il suo sentimento e la sua affettività.
Compassionevole e buono, egli soffre di tutti i mali dell’umanità, vuol dividere coi suoi compagni d’infortunio le speranze che lo sostengono, vorrebbe asciugare ogni lagrima, guarire ogni piaga, sopprimere ogni dolore.
La pratica costante del dovere ci conduce al perfezionamento; per affrettarlo è necessario studiare dapprima con attenzione sé stessi e sottomettere i propri atti a scrupoloso controllo, poiché non si potrebbe rimediare al male senza conoscerlo. Noi possiamo anche studiarci negli altri se, rimarcando in essi qualche vizio, qualche fastidioso difetto, ci esaminiamo con cura per vedere se in noi esiste lo stesso germe, applicandoci, nel caso affermativo, a sradicarlo.
Consideriamo l’anima nostra per ciò che è realmente, quale cosa ammirabile ma imperfettissima, che dobbiamo nobilitare ed abbellire continuamente, e il pensiero della nostra imperfezione ci renderà più modesti, allontanando da noi la presunzione e la stolta vanità. Sottoponiamoci a una regola severa: nello stesso modo che si può dare ad un arbusto una forma e una direzione convenienti, noi potremo regolare le nostre tendenze morali, l’abitudine del bene ce ne renderà facile la pratica, soltanto i primi sforzi ci riusciranno penosi. Impariamo anzitutto a dominarci: le impressioni sono fuggitive e mutevoli, solo la volontà è il fondo stabile dell’anima; sappiamo dirigerla dominando le nostre impressioni e non lasciandoci padroneggiare da esse.
L’uomo non deve isolarsi dai suoi simili, pur nondimeno è necessario scegliere le proprie relazioni,i propri amici, procurando di vivere in un ambiente onesto e puro, ove non regnino che influenze benefiche e fluidi caldi e simpatici. Evitiamo le frivole conversazioni, i propositi oziosi che conducono alla maldicenza;non mentiamo alla verità qualunque possa esserne il risultato, ritempriamoci spesso nello studio e nel raccoglimento, in cui l’anima trova nuove forze e nuova luce, così da poter dire alla fine di ogni giorno: -
Ho fatto un’opera utile, ho riportato qualche vittoria su me stesso, ho soccorso, consolato degli infelici,ho illuminato i miei fratelli, ho lavorato a renderli migliori: ho fatto il mio dovere.


DOPO LA MORTE di Léon Denis

GLI SPIRITI INFERIORI



Come lo spirito puro ha in sé la propria luce e la propria felicità, che lo seguono dovunque e sono parti integrali del suo essere, così lo spirito colpevole ha in sé la notte, il suo castigo e il suo obbrobrio.Le sofferenze delle anime perverse, pur non essendo materiali, non sono perciò meno vive: l’inferno non è che un luogo chimerico, un prodotto dell’immaginazione, uno spauracchio, forse necessario per i popoli bambini, ma che ad ogni modo non ha alcunché di reale. Ben altro è l’insegnamento degli spiriti circa i tormenti della vita futura; non già per ipotesi, ma per prova, poiché quelli stessi che li sopportano vengono a descriverci le loro sofferenze, come gli altri i loro rapimenti.
Queste pene non sono imposte da un volere arbitrario, non ha luogo alcuna sentenza, ma lo spirito subisce le conseguenze naturali del suoi atti che, ricadendo su di lui, lo glorificano o lo deprimono.
L’essere soffre nella vita d’oltre tomba, non solo per il male che ha fatto, ma anche per la sua negligenza e debolezza; in una parola la sua vita è opera sua, ed è tal quale egli stesso se la foggiò. La sofferenza è inerente allo stato imperfetto, si attenua col progresso, per cessare quando lo spirito ha vinto la materia.
Il castigo dello spirito malvagio, continua, non solo nella vita spirituale, ma anche nelle successive incarnazioni che lo trascinano ad incarnarsi sui mondi inferiori, dove l’esistenza è precaria e il dolore sovrano. Sono questi i mondi che si possono qualificare di inferni, e la terra, da un certo punto di vista,entra nel loro numero: attorno a queste prigioni roteanti nello spazio, fluttuano le oscure legioni degli spiriti imperfetti che attendono l’ora della reincarnazione.
Abbiamo visto quanto sia penoso, lungo, pieno di turbamenti e di angosce, il periodo del distacco dal corpo, per lo spirito che visse in preda alle passioni. Per esso, l’illusione della vita terrestre continua lunghi anni; incapace di rendersi conto del suo stato, di rompere le sue catene elevando l’intelligenza e il cuore al di là del piccolo cerchio della sua esistenza, egli continua a vivere, come prima di morire, schiavo delle abitudini e degli istinti: irritato che i suoi conoscenti non sappiano più vederlo né intenderlo, erra triste,senza scopo,senza speranza, nei luoghi che gli erano famigliari. Queste sono le anime in pena che si fanno sentire in alcune località, la cui reale esistenza ci viene confermata ogni giorno da molte e rumorose manifestazioni.
La condizione dello spirito dopo la morte, risulta unicamente dal modo con cui egli seppe sviluppare le proprie aspirazioni e tendenze, e ciò secondo la legge inesorabile della seminagione e del raccolto. Colui che pose tutte le sue gioie, tutte le sue aspirazioni nelle cose di questo mondo, nei beni della terra, soffre crudelmente di esserne privo. Ogni passione ha con sé la sua pena, e lo spirito che non seppe emanciparsi dai grossolani istinti e dai desideri brutali, diventa il loro zimbello e il loro schiavo; il suo supplizio è quello di esserne tormentato senza poterli soddisfare
Pungente è la disperazione dell’avaro che vede la dispersione dell’oro e dei beni accumulati con lunga cura: egli resta fatalmente legato al suo oro, in preda ad una terribile ansietà, in balia ad un indomabile furore.
Degna di pietà è pure la condizione dei potenti orgogliosi, che abusarono della loro fortuna e dei loro titoli,non pensando che alla gloria ed al benessere proprio; disprezzando i piccoli e opprimendo i deboli. Non più cortigiani striscianti, servi ubbidienti, dimore ed abbigliamenti sontuosi! Privi di tutto ciò che formava la loro grandezza terrena, essi rimangono soli e nudi.
Più spaventosa ancora è la condizione degli spiriti crudeli e rapaci, dei delinquenti di ogni specie che versarono il sangue o calpestarono la giustizia: i lamenti, le maledizioni delle vittime, risuonano al loro orecchio per un tempo che sembra loro eterno. Circondati da ombre schernitrici e minacciose che li perseguitano senza posa, essi non hanno alcun ritiro abbastanza profondo e nascosto, in cui possano trovare il riposo e l’oblio; il ritorno ad una vita oscura, la miseria, l’abbassamento, la schiavitù, possono soltanto attenuare i loro mali.
Nulla uguaglia la vergogna e il terrore dello spirito davanti a cui si ergono incessantemente le esistenze colpevoli, le scene di sangue e di rapina, che si sente penetrato e ferito da una luce che suscita i più segreti ricordi, tormentato dal pungolo ardente della memoria che lo incalza. In ciò si comprende e benedice la provvidenza divina che ci ha risparmiato, nella vita terrestre, questo martirio, dandoci così,colla tranquillità dello spirito, una più grande libertà d’azione onde lavorare al nostro avanzamento. Anche gli egoisti, le persone preoccupate esclusivamente dei loro interessi e dei loro piaceri, si preparano un doloroso avvenire, poiché non avendo amato che sé stessi, non avendo aiutato, consolato, sollevato alcuno, non trovano a loro volta, né simpatie, né soccorsi nella vita novella. Il tempo passa per essi lento e monotono, nell’isolamento e nell’abbandono: una triste noia, un’incertezza piena d’angoscia li prende; li rode e li divora il rimorso delle ore perdute, dell’esistenza sciupata, degli interessi miserabili in cui furono completamente assorti. Essi soffrono ed errano, finché un pensiero caritatevole, come un raggio di speranza, viene a risplendere nella loro notte e, dietro il consiglio di uno spirito buono e illuminato,rompendo volontariamente il legame fluidico che li ritiene, si decidono di entrare in una via migliore.
La condizione del suicida ha molta analogia con quella del delinquente, ed è talvolta anche, peggiore: il suicidio è una viltà, un delitto,e le sue conseguenze sono veramente terribili. Secondo l’espressione di uno spirito, il suicida non sfugge la sofferenza che per trovare la tortura, poiché ognuno di noi ha una missione,un dovere da compiere sulla terra, e deve subire delle prove per il bene proprio e per la propria elevazione. Tentare di sottrarvisi,di liberarsi dai mali terrestri prima del termine fissato, è violare la legge naturale, ed ogni violazione richiama sopra il colpevole una reazione violenta. Il suicida non si libera dalle sue sofferenze fisiche,il suo spirito resta legato a quel corpo carnale ch’egli credeva distruggere, subisce lentamente tutte le fasi della sua decomposizione, e le sensazioni dolorose si moltiplicano o per lui anziché diminuire. Lungi dall’abbreviare la sua prova, la prolunga indefinitivamente; il suo malessere, il suo turbamento persistono lungo tempo ancora dopo la distruzione della spoglia materiale, ed egli dovrà affrontare nuovamente le prove che sono la, conseguenza del suo passato e a cui credeva sfuggir colla morte; dovrà sopportarle in condizioni peggiori, rifare, passo passo, la via seminata di ostacoli, e subire perciò una incarnazione più penosa ancora di quella a cui voleva sfuggire.
Le sofferenze dei giustiziati dopo la loro esecuzione sono spaventevoli, e le descrizioni che ce ne danno alcuni celebri assassini, potrebbero commuovere i cuori più duri, e rivelare alla giustizia umana le terribili conseguenze della pena di morte. La maggior parte di questi disgraziati sono presi da una eccitazione spasmodica, stimolati da sensazioni atroci, in preda all’orrore provocato dai loro stessi delitti, trafitti dagli sguardi delle vittime come da spade, vittime essi stessi di allucinazioni e di spaventosi sogni. Alcuni, per trovare un diversivo ai loro mali, si avventano agli incarnati di tendenze affini,e li spingono sulla via del delitto; altri, divorati dai rimorsi come da fuoco inestinguibile,cercano senza posa, affannosamente, un rifugio che non trovano, mentre sotto e intorno ad essi, si agitano dei cadaveri, delle ombre minacciose, dei mari di sangue.
Gli spiriti malvagi non conoscono l’avvenire e ignorano completamente le leggi superiori, mentre su di essi preme il carico pesante delle loro colpe. I fluidi in cui sono avvolti, intercettano ogni rapporto fra essi e gli spiriti elevati che vorrebbero pur strapparli alla loro inerzia e alle loro tendenze, ma che non lo possono, per la natura grossolana e quasi materiale di questi spiriti, e la limitazione delle loro percezioni.
Da ciò l’ignoranza della propria sorte, e la tendenza a credere eterne le loro pene, talché alcuni di essi, ancora imbevuti delle credenze cattoliche, si ritengono e si dicono all’inferno.
Molti, rosi dalla gelosia e dall’odio, si attaccano, per distrarsi dalle loro pene, alle persone deboli e inclinate al male, e sibilano al loro orecchio le più funeste ispirazioni. Ma a poco a poco da questi nuovi eccessi scaturiscono nuove sofferenze: la reazione del male provocato li spinge in un’atmosfera di fluidi più densi, le tenebre si fanno più fitte, un circolo stretto si forma e si impone, dolorosa, la reincarnazione.
I pentiti sono più calmi: essi vedono avvicinarsi con rassegnazione il tempo della nuova prova, volonterosi di soddisfare all’eterna giustizia, e i pallidi bagliori del rimorso rischiarano la loro anima d’un vago crepuscolo, che permette ai buoni spiriti di giungere alla loro intelligenza e di prodigar loro il conforto e il consiglio.

DOPO LA MORTE di Léon Denis

LA VITA SUPERIORE


Allorché l’anima virtuosa, vinte le passioni, abbandona il corpo miserabile che fu per essa strumento di dolore e di gloria, s’invola attraverso l’immensità per raggiungere le sue sorelle dello spazio, e percorre regioni di armonia e di splendore, spinta da un impulso irresistibile. La parola umana è troppo povera per esprimere ciò ch’essa vede: qual espansione, qual gioia deliziosa, rompere la pesante catena che ci lega alla terra, abbracciare i cieli, immergersi nello spazio senza limiti, e dominare da tale altezza l’orbita dei mondi!
Non più corpo infermo, meschino, pesante come una cappa di piombo, non più catene materiali trascinate penosamente! Sciolta dai suoi lacci, l’anima brilla, inebriata di spazio e di libertà.
Alla laidezza terrena, alla vecchiaia decrepita e rugosa, subentra un corpo fluido dalle forme squisite
-forme umane idealizzate - diafano e brillante. L’anima ritrova gli esseri amati che la precedettero
nella nuova vita; gli eletti della sua tenerezza, i suoi compagni di lavoro e di prova che sembrano attenderla,come dal ritorno di un lungo viaggio. Essa cammina liberamente con loro e le espansioni traboccano d’una felicità accresciuta dalla rimembranza dei tristi ricordi della terra, dal confronto dell’ora presente  col lacrimoso passato.
Altri spiriti, cari per i mali sofferti in comune in altri tempi e dimenticati dall’anima durante la sua ultima incarnazione, vengono ad unirsi ai primi: tutti coloro che divisero con essa i giorni buoni o tristi,
tutti coloro che con essa crebbero, lottarono, piansero e soffrirono, si affrettano a riceverla, e la sua
memoria si ridesta, provocando esplosioni di gioia, effusioni che la penna non sa descrivere.
Come riassumere le impressioni dello spirito nella vita radiosa che gli si apre davanti? Squarciata ad un tratto l’opaca veste e il pesante mantello che impacciavano i suoi sensi intimi, le sue percezioni si centuplicano: non più limite, l’infinito profondo luminoso, si spiega con le sue meraviglie abbaglianti coi suoi milioni di soli - focolari multicolori, zaffiri, smeraldi, gioielli enormi sparsi nell’azzurro, col loro magnifico corteggio di pianeti. Questi soli, che all’uomo appaiono come semplici scintille, si rivelano allo spirito nella loro reale e colossale grandezza, maggiori del sole che illumina il nostro meschino pianeta, e lo spirito comprende la forza di attrazione che li unisce, discerne, nelle lontane
profondità, gli astri formidabili che presiedono alla loro evoluzione. Egli vede tutte queste fiaccole
gigantesche agitarsi e gravitare nella loro corsa vagabonda, incrociantisi come globi di fuoco, lanciati nello spazio dalla mano di un invisibile giocoliere.
Noi, turbati senza posa dai rumori, dal ronzio confuso dell’alveare umano, non possiamo concepire la calma solenne, il maestoso silenzio degli spazi, che riempie l’anima di un sentimento augusto, di un’ammirazione che rasenta il terrore. Ma lo spirito buono e puro è inaccessibile allo spavento: l’infinito,silenzioso e freddo per gli spiriti inferiori, si anima ben tosto per fargli intendere la sua voce possente.
L’anima, sciolta dalla materia, percepisce a poco a poco le vibrazioni melodiose dell’etere, le delicate armonie che scendono dalle gerarchie celesti; ascolta il ritmo imponente delle sfere, questo canto dei mondi, questa voce dell’infinito, che risuona nel silenzio e la compenetra fino al rapimento. Raccolta,inebriata, compresa da un sentimento grave e religioso, da una ammirazione inesauribile, l’anima s’immerge nelle onde eteree, contempla le profondità siderali, le legioni di spiriti - ombre plastiche, leggere, che fluttuano e si agitano, avvolti nella luce. Essa assiste alla genesi dei mondi, vede il risveglio della vita che si effettua alla loro superficie, segue il progresso dell’umanità che li popola, e in questo grande spettacolo constata, che dovunque nell’universo, l’attività, il movimento, la vita, non si scompagnano dall’ordine.
Lo spirito che lascia la terra, qualunque sia il suo stato di progresso, non potrebbe aspirare a vivere indefinitamente di questa vita superiore:ancora legata alla reincarnazione, essa non è per lui che un tempo di riposo, una compensazione dovuta ai mali sofferti, un premio concesso al suoi meriti, che lo ritempra e lo fortifica per le lotte future. Ma,nell’avvenire che lo attende, lo spirito elevato non ritroverà più le angosce e le cure della vita terrestre:chiamato a rinascere in mondi migliori del nostro, la scala grandiosa di questi ha innumerevoli gradi che servono all’ascensione delle anime, gradi che ciascun spirito supera a sua volta.
Nei mondi superiori alla terra, la materia esercita una forza minore: i mali generati da essa, diminuiscono a misura che l’essere si eleva, finché spariscono completamente. Quivi l’uomo non striscia penosamente al suolo sotto il peso di un’atmosfera grave, ma si sposta colla massima facilità: i bisogni del corpo, i rudi lavori vi sono quasi sconosciuti; l’esistenza, più lunga della nostra, vi scorre fra lo studio e la partecipazione alle opere di una civiltà perfezionata, che ha per base la morale più pura, il rispetto dei diritti comuni, l’amicizia e la fratellanza. Ivi non regna l’orrore della guerra, dell’epidemia, dei flagelli, e i grossolani interessi, causa di tante convulsioni quaggiù, non turbano la concordia di quegli spiriti felici.
Questi dati sulle condizioni di abitabilità dei mondi, vengono confermati dalla scienza: essa, per mezzo dello spettroscopio, pervenne ad analizzarli nei loro elementi costitutivi, e a valutarne la massa in base alla potenzialità d’attrazione. L’astronomia ci dimostra che le stagioni variano di durata e di intensità secondo l’inclinazione dell’asse planetario: che Saturno ha la densità dell’acero, Giove quella dell’acqua, e che gli stessi corpi pesano, in Marte, la metà di quello che sulla terra. Ora, l’organizza-
zione degli esseri viventi, essendo il risultato delle forze in azione su ogni singolo pianeta, noi vediamo quale varietà di forme risultano da queste diverse condizioni, e quanti molteplici atteggiamenti la vita può prendere sui mondi innumerevoli dello spazio.
Lo spirito, dopo aver percorso il ciclo delle sue esistenze planetarie, dopo essersi purificato nelle sue reincarnazioni e nelle sue migrazioni attraverso i mondi, chiude la serie delle esistenze ed entra nella vita spirituale definitiva - la vera vita dell’anima, che non conosce il male, l’ombra, l’errore. Allora,
 anche le ultime influenze materiali svaniscono; la calma, la serenità la sicurezza profonda subentrano agli affanni,alle inquietitudini di prima: l’anima ha raggiunto il termine delle sue prove ed è certa di non più soffrire.
Con qual commozione essa ricorda allora i fatti della sua vita dispersa nei tempi, del suo lungo pellegrinaggio alla conquista del suoi meriti e del suo grado! Quanti insegnamenti lungo questa ascensione continua, durante la quale si costituisce e si afferma l’unità della sua natura e della sua personalità immortale! Dai ricordi lontani, dai tempi di apprensioni, di cure, di dolori, essa si riporta alla presente felicità che assapora con delizia. Quale ebbrezza vivere fra spiriti illuminati, pazienti e dolci,unirsi a loro con affetto imperturbato, condividere con essi le aspirazioni, i lavori, i desideri, sapersi compresi, sostenuti, amati, trionfatori del bisogno e della morte, giovani d’una giovinezza che non sente il morso dei secoli! Poi, studiare, ammirare, glorificare l’opera infinita e penetrarne più profondamente i divini misteri, riconoscere in ogni cosa la giustizia, la bellezza, la bontà celeste e identificarsi ad esse,abbeverarsene e nutrirsene, seguire i geni superiori nelle loro vie, accompagnarli nella loro missione, comprendere la possibilità di raggiungerli, di salire ancor più in alto, ove sempre nuove gioie, nuovi lavori, nuovi progressi ci attendono - tale è la vita eterna,magnifica, esuberante, la vita dello spirito purificato dal dolore.
Gli alti cieli sono la patria della bellezza ideale e perfetta a cui tutte le arti si inspirano: gli spiriti superiori possiedono, in grado eminente, il senso del bello che è la sorgente dei loro godimenti più puri, e sanno tradurlo in opere al cui cospetto impallidiscono tutti i capolavori dell’uomo.
Ogni volta che il genio si manifesta nel nostro mondo, ogni volta che l’arte si rivela nella sua forma
perfetta,si può credere che uno spirito dalle alte sfere sia disceso ad incarnarsi sulla terra per iniziare gli uomini agli splendori della bellezza eterna.
Per l’anima superiore, l’arte, sotto i suoi molteplici aspetti, è una preghiera,un omaggio reso al principio eterno.Lo spirito, essendo pur esso fluidico, agisce sui fluidi dello spazio; diretto da potente volontà, li unisce e li foggia a suo modo, e dà loro le tinte e le forme che rispondono al suo scopo. Con questi fluidi, si foggiano opere che sfidano ogni confronto e ogni analisi: quadri mobili, luminosi, riproduzioni delle vite umane.
Vite di fede e di sacrificio, dolorosi apostolati, drammi dell’infinito, come descrivere la vostra magnificenza,che gli spiriti stessi dichiarano di non poter esprimere con parole umane?
Le pompe delle feste spirituali si svolgono nella zona fluidica, dove gli spiriti puri, abbaglianti di luce, si uniscono in famiglie e lo splendore e la varietà dei loro involucri, dimostrano la loro elevatezza e definiscono i loro attributi. Cullati da soavi melodie, al cui confronto quelle della terra non sono che rumori discordi,
essi hanno per campo lo spazio infinito, per spettacolo la danza meravigliosa dei mondi roteanti
nell’immensità, che uniscono le loro note alle voci celesti, all’inno universale che si eleva a Dio.Questa moltitudine innumerevole di spiriti si conosce e si ama: i legami di famiglia che li univano nella vita terrena, spezzati dalla morte, si ristabiliscono per sempre. Essi vengono da diversi punti dello spazio e dei mondi superiori, si comunicano i risultati delle loro missioni, dei loro lavori, si rallegrano dei successi, e si aiutano nelle opere difficili. Nessun rimpianto, nessun sentimento di gelosia può entrare in queste anime sensibili: la confidenza e la sincerità, presiedono alle loro riunioni, in cui ricevono le
istruzioni dei messaggi divini e accettano nuovi mandati che contribuiscono a ulteriori elevazioni. Gli uni s’incaricano di vegliare al progresso e allo sviluppo delle nazioni e dei mondi; altri vi si incarnano per compiervi delle missioni di sacrificio, per istruire gli uomini nella morale e nella scienza; altri ancora -spiriti protettori e dirigenti si uniscono a qualche anima incarnata, la sostengono nell’aspro cammino dell’esistenza, l’accompagnano dalla nascita alla morte, e l’accolgono poi sulla soglia del mondo invisibile.
Lo spirito, a qualunque grado della gerarchia esso appartenga, ha il suo compito nell’opera immensa del progresso, e concorre all’esecuzione delle leggi superiori.
Più lo spirito si purifica, più intenso ed ardente diventa in esso il bisogno di amare, di attrarre a sé,
nella luce e nella felicità del soggiorno che non conosce dolore, tutto ciò che soffre, che lotta e si agita nelle profondità della vita immortale. Allorché qualche spirito adotta uno dei suoi minori fratelli e ne diventa il protettore e la guida, con quale sollecitudine affettuosa egli sostiene i suoi passi, con qual gioia sorveglia i suoi progressi, con quale amarezza assiste alle cadute che non può impedire! Come il bambino, uscito dalla culla tenta i primi passi sotto il tenero sguardo della madre, così lo spirito vegliato si prova ai combattimenti della vita sotto l’egida invisibile del suo padre spirituale.
Noi tutti abbiamo uno di questi geni tutelari, che ci ispira nelle ore difficili e ci dirige sulla retta via, da ciò la poetica leggenda cristiana dell’angelo custode. Qual dolce e consolante pensiero essere consci di un amico fedele, sempre disposto a soccorrerci e a dirigerci, da vicino e da lungi, ad assisterci nella prova,a consigliarci coll’ispirazione, a riscaldarci col suo amore: è questa una sorgente preziosa di energia morale.
Il pensiero che testimoni benevoli ed invisibili vedono tutte le nostre azioni e le seguono con interesse, ci induce a maggior saviezza e circospezione. Questa protezione occulta, fortifica i legami di solidarietà che uniscono il mondo celeste alla terra, lo spirito libero all’uomo prigioniero nella carne; da questa assistenza continua nascono le mutue simpatie intense, le amicizie durevoli e disinteressate, e l’amore che anima lo
spirito elevato si estende a tutti gli esseri, pur avendo un’unica meta - Dio, padre delle anime,
focolare di tutte le potenze affettive.

Abbiamo parlato di gerarchia: v’è realmente una gerarchia di spiriti, ma essa non si basa che sulla virtù,
e non esiste che per essa e per le qualità acquisite col lavoro e colla sofferenza. Noi sappiamo che nel loro principio tutti gli spiriti sono uguali, che tutti sono destinati a un medesimo fine, e differiscono soltanto dal punto di vista del maggiore o del minore sviluppo. I gradi della gerarchia spirituale incominciano nella profondità della vita inferiore e salgono ad altezze inaccessibili alla ragione umana: è un ascendere
inenarrabile di potenze, di luci, di virtù, che ingrandiscono dalla base alla sommità, se pur vi è una sommità;
è la spirale del progresso che si svolge all’infinito. Essa si divide in tre grandi zone: vita materiale,
vita spirituale, vita celeste, che si riflettono, reagiscono l’una sull’altra, e formano un tutto, che costituisce il campo di evoluzione degli esseri, la scala leggendaria di Giacobbe.
Su tutta l’immensa scala, un legame invisibile unisce essere ad essere, e ciascuno è retto e attratto dai più elevati. Le anime superiori che si manifestano a noi ci sembrano dotate di qualità sublimi, e nondimeno esse affermano l’esistenza di esseri tanto superiori, quanto esse lo sono relativamente a noi;per cui i gradi si succedono e si perdono in una profondità piena di mistero.
L’involucro fluidico dello spirito è come una veste tessuta coi meriti dello spirito stesso nel corso delle sue esistenze. Da esso quindi risulta la sua superiorità: tenebroso e denso nell’anima inferiore, aumenta di bianchezza, e si purifica sempre più, in proporzione dei progressi realizzati, e,già luminoso nello
spirito elevato, acquista nelle anime superiori uno splendore abbagliante.
Ogni spirito è un focolare di luce; luce profondamente velata, compressa, invisibile, che si sviluppa colla forza morale, si accresce gradatamente, aumenta di estensione e di intensità. Da prima è un fuoco nascosto sotto la cenere che si rivela con deboli bagliori, poi diventa fiammella timida e vacillante, finché un giorno divampa in aureola, in incendio, si estende ed infiamma tutto lo spirito che risplende come un sole o come quegli astri erranti che percorrono gli abissi celesti, lasciandosi dietro una traccia luminosa.
Questo grado di splendore è il risultato di un complesso di lavoro fecondo, di un cumulo tale di esistenze che, a noi uomini, potrebbe sembrare l’eternità.
Elevandosi sempre più verso le cime del pensiero, l’intuito giungerebbe a intravedere che cosa è Dio -
anima dell’Universo e centro prodigioso di luce. Ma la vista diretta di Dio non è possibile che ai più grandi spiriti: la luce divina compendia la gloria la potenza, la maestà dell’Eterno , è la visione della stessa verità; poche anime possono contemplarla senza veli, e per sopportarne lo schiacciante splendore,
bisogna essere di un’assoluta purezza.
La vita terrestre sospende le proprietà radianti dello spirito: durante il suo corso, la luce dell’anima, simile ad una fiaccola che brucia solitaria nel fondo di un sepolcro, è nascosta dalla carne. Nondimeno possiamo constatarne l’esistenza in noi; le nostre buone opere, i nostri generosi entusiasmi la mantengono,
la ravvivano e un’intera moltitudine può riscaldarsi al contatto comunicativo di un’anima entusiasta.
Nei momenti di espansione, di carità, di amore, noi sentiamo in noi stessi come una fiamma,
come un raggio che emana dal nostro essere; è questa luce interna che forma gli oratori, gli eroi, gli apostoli, che riscalda l’uditorio, trascina i popoli e li spinge a grandi cose. Le forze spirituali si rivelano allora allo sguardo di tutti, e mostrano ciò che è possibile ottenere dalle potenze dell’anima, mosse dall’amore del bene e del giusto. Superiore a tutte le forze materiali , la potenza dell’anima potrebbe
sollevare un mondo: questa potenza è una luce.
Piccolo focolare che covi nel nostro cuore, possa tu essere alimentato dalle nostre buone opere, che,ravvivando la tua fiamma, facciano di te un braciere che illumina e riscalda tutto ciò che
l’avvicina, un faro che dirige gli spiriti scettici, brancolanti nelle tenebre!
Noi abbiamo tentato di dare un’idea di ciò che è la vita celeste, definitiva, secondo l’insegnamento
degli spiriti: essa è la meta a cui tende l’evoluzione di tutte le anime, ove tutti i sogni del bene si realizzano,
ove le nobili aspirazioni si compiono, ove le speranze deluse, le affezioni respinte,
gli slanci compressi della vita materiale si espandono liberamente. Ivi le simpatie, le tenerezze, i puri amori si ritrovano,si uniscono e si fondono in un immenso amore che infiamma tutti gli esseri,
e li fa vivere in comunione perpetua nel seno della grande armonia.
Tuttavia, per raggiungere queste altezze quasi divine, bisogna lasciare sulle pendici che vi conducono,
gli appetiti, i desideri, le passioni, lacerandosi alle spine, purificandosi alle acque dei ghiacciai. Bisogna conquistare la dolcezza, la rassegnazione, la fede; imparare a soffrire senza lamento,
a piangere in silenzio,e,. sdegnando le ricchezze e le gioie effimere del mondo,
consacrare tutto il proprio cuore ai beni che non tramontano mai. Bisogna deporre nei cimiteri della terra molte spoglie sformate dal dolore, soffrire senza ira, l’inopia, l’umiliazione, il disprezzo, sentire i morsi del male,il peso della solitudine e della tristezza, bisogna vuotare molte volte il calice profondo e amaro.
Soltanto la sofferenza sviluppa le forze virili dell’anima, temperandola per la lotta e l’ascensione,
purificandola e maturandola alle altezze che le aprono le porte della vita felice.
Spirito immortale, spirito incarnato o libero, se tu vuoi percorrere rapidamente il ciclo magnifico dei mondi e conquistare le regioni eteree, getta lungi da te tutto ciò che aggrava i tuoi passi e intralcia le tue facoltà latenti. Rendi alla terra tutto ciò che viene dalla terra, e aspira ai tesori eterni; prega,lavora, consola,soccorri, ama fino all’immolazione, adempi il dovere a costo del sacrificio e della morte: sarà questo il
germe della tua felicità avvenire!

DOPO LA MORTE di Léon Denis

LE DIECI ILLUMINAZIONI


1 Una massa critica
Nella cultura si sta verificando un nuovo risveglio spirituale provocato da una massa critica di persone che vivono la loro esistenza come una sorta di sviluppo spirituale, un viaggio nel quale tutti noi avanziamo guidati da misteriose coincidenze.

2 Un presente più esteso
Questo risveglio rappresenta il sorgere di una nuova e più completa visione del mondo, capace di sostituire il desiderio di sopravvivenza fisica e agiatezza che ha dominato per cin­quecento anni. Anche se questa necessità di tipo esclusiva mente materiale è stata un passo importante nello sviluppo umano, il risveglio alle coincidenze della vita ci porta a scoprire il vero scopo dell'esistenza umana su questo pianeta, oltre alla vera natura del nostro universo.

3 Una questione di energia
Noi uomini cominciamo adesso a renderci conto che l'universo in cui viviamo è composto di energia dinamica, e non di semplice materia. Tutto ciò che esiste è un campo di energia sacra che possiamo percepire e intuire. Possiamo proiettare la nostra energia concentrandoci nella direzione scelta «dove va l'attenzione, l'energia scorre») influenzando altri sistemi energetici e aumentando la velocità con cui si verificano le coincidenze nella nostra esistenza.

4 La lotta per il potere
Troppo spesso gli uomini si allontanano dalla più grande fonte di energia, sentendosi poi deboli e insicuri. Per aumentare la nostra energia tendiamo a manipolare o costringere gli altri a concederci la loro attenzione e quindi la loro stessa energia. Quando riusciamo a dominare in questo modo gli altri, noi ci sentiamo più potenti, mentre loro si indeboliscono e a volte si ribellano. La competizione per l'energia è la causa di tutti i conflitti tra gli esseri umani.

5 Il messaggio dei mistici
Insicurezza e violenza cessano di esistere quando proviamo una connessione interna con I’energia divina, descritta in passato dai mistici di tutte le religioni. Un senso di leggerezza ed esuberanza, e una costante sensazione d'amore, dimostrano l'esistenza di tale rapporto, ed è indispensabile per provarne 1'autenticità. In mancanza di tali requisiti, la connessione è solo simulata.

6 Chiarire il passato
Più a lungo restiamo collegati, maggiore è la nostra consapevolezza dei momenti in cui perdiamo il contatto, che sono in genere i periodi in cui siamo sottoposti a una eccessiva tensione. In queste occasioni possiamo riconoscere il modo particolare con cui rubiamo agli altri la loro energia. Quando ci rendiamo conto di come manipoliamo chi ci sta intorno, il nostro contatto diventa più stabile e noi riusciamo a scoprire il sentiero evolutivo della nostra esistenza e la nostra missione spirituale, intesa come contributo personale al benessere del mondo.

7 Lasciarsi trascinare dalla corrente
Conoscere la nostra missione personale aumenta il numero di coincidenze misteriose che ci guidano verso il nostro destino. All'inizio dobbiamo rispondere a una domanda, poi sogni, fantasticherie e intuizioni ci porteranno le risposte che di solito vengono fornite in modo sin cronico dalla saggezza di un altro essere umano.

8 L'etica interpersonale
Possiamo incrementare la frequenza con cui si verificano le coincidenze che ci guidano migliorando le persone che entrano a far parte della nostra vita. Bisogna fare attenzione a non perdere il collegamento interiore impegnandosi in relazioni sentimentali. Elevare spiritualmente qualcuno si rivela particolarmente facile all'interno dei gruppi in cui ciascun membro può sentire l'energia di tutti gli altri. Tale forma di sostegno è fondamentale per la crescita e la sicurezza dei bambini. Vedendo la bellezza negli altri poi possiamo trasformarli, aiutandoli a raggiungere uno stato di notevole saggezza e aumentando le possibilità di recepire un messaggio sincronico.

9 La cultura emergente
Noi tutti siamo sulla via dell'evoluzione che ci permetterà di portare a termine la nostra missione spirituale. Mentre gli esseri umani si concentreranno sulla crescita sincronistica, i mezzi tecnologici di sopravvivenza diventeranno completamente automatizzati. Tale crescita porterà gli uomini a livelli sempre più alti di energia, trasformando infine i nostri corpi in forme spirituali e unendo questa dimensione di vita con quella dell'aldilà, ponendo così fine al ciclo di nascita e morte.

da “La Decima Illuminazione”

« La Decima illuminazione riguarda la capacità di essere ottimisti e di rimanere spiritualmente attivi. Stiamo imparando il modo migliore di identificare le nostre intuizioni e di credervi, sapendo che queste immagini mentali sono ricordi fugaci della nostra intenzione iniziale, del modo cioè in cui volevamo che si evolvesse la nostra vita. Eravamo decisi a seguire un certo cammino per poter finalmente ricordare la verità che le esperienze della vita ci preparano a raccontare e diffondere nel mondo tale conoscenza.
«Adesso vediamo la vita dalla prospettiva più elevata dell'Aldilà. Sappiamo che le nostre vicende personali si verificano nell'ambito della lunga storia del risveglio umano. Grazie a questo ricordo, la nostra vita si inserisce in un contesto ben preciso riusciamo così a capire il lungo processo che ci ha permesso di spiritualizzare la dimensione fisica. Finalmente sappiamo quello che ci resta da fare. »
Wil fece una breve pausa e ci venne più vicino. «Adesso vedremo se c'è un numero sufficiente di gruppi come questo che si riunisce ed è capace di ricordare, e anche se nel mondo ci sono abbastanza persone che comprendono la Decima illuminazione: abbiamo infatti la responsabilità di mantenere l'intenzione e realizzare il futuro. «La polarizzazione della Paura continua ad aumentare; per superarla e progredire ognuno di noi deve partecipare personalmente. Dobbiamo osservare con attenzione i nostri pensieri e le nostre aspettative e controllarci ogni volta che trattiamo un altro essere umano come un nemico. Possiamo difenderci e dominare alcune persone, ma se togliamo loro ogni valore umano, non facciamo che accrescere la Paura.
«Tutti noi siamo anime in crescita, possediamo un'intenzione originaria e siamo in grado di ricordare. E abbiamo la responsabilità di preservare tale concetto per tutti coloro che incontriamo. È questa la vera Etica Interpersonale, il modo in cui alziamo il livello spirituale e diffondiamo sulla Terra la nuova consapevolezza.
Possiamo temere che la civiltà stia decadendo, oppure possiamo scegliere di mantenere la Visione del nostro risveglio spirituale. In entrambi i casi la nostra aspettativa è una preghiera che si espande come una forza che tende a realizzare ciò che prevediamo. Ognuno di noi deve effettuare una scelta consapevole tra questi due possibili futuri. »

Dal Segreto di Shambhala:
Dobbiamo usare il potere della nostra visione e delle nostre aspettative che fluisce da noi come una preghiera costante. Tale potere è più forte di quanto chiunque possa immaginare: noi abbiamo l’obbligo di padroneggiarlo e di cominciare ad usarlo prima che sia troppo tardi.
« Stai cominciando a capire l’aspetto contagioso della mente umana », mi spiegò. «In un certo senso, tutti noi condividiamo la nostra mente. Possediamo un certo controllo su noi stessi e possiamo tirare indietro, iso1arci, pensare in maniera indipendente. Ma come ti ho già detto, la visione del mondo predominante è sempre un campo gigantesco di credenze e aspettative. La via verso il progresso umano richiede l’esistenza di un numero sufficiente di persone capaci di diffondere un' aspettativa elevata di amore in tale campo. Questo sforzo ci consente di creare un livello ancora più elevato di energia e di ispirarci a vicenda, indirizzandoci verso il nostro potenziale più grande. »

In sintesi le nove illuminazioni da La profezia di Celestino
1) prendere coscienza del risveglio spirituale in atto e delle coincidenze che si presentano nella nostra vita;
2) questo risveglio rappresenta il sorgere di una nuova visione del mondo ed un nuovo passo importante dello sviluppo umano;
3) tutto ciò che esiste è energia sacra che possiamo percepire ed intuire. Possiamo assorbire l’energia che si irradia, in particolare dalla bellezza;
4) La competizione per l'energia è la causa di tutti i conflitti tra gli esseri umani.
5) Si attinge energia attraverso il connubio con l'universo provando amore per il tutto;
6) Comprendere il proprio passato alla luce degli scambi di energia, partendo dai drammi infantili che creano intimidatori, inquisitori, riservati e vittime;
7) Scoprire la corrente attraverso cui l'energia scorre: coincidenze e casi fortuiti che intuiscono e guidano la realtà, sogni che vanno interpretati e rapportati alla vita;
8) Interagire con gli altri positivamente: quando si parla con un'altra persona, per elevarne l'energia, bisogna concentrarsi sul suo viso con amore.
9) L’evoluzione ci porta ad una crescita spirituale. In un mondo 'ecologico' si chiarirà il rapporto fra tutte le religioni si opererà per creare nuove condizioni di convivenza pacifica e di benessere.

Tratto da La Decima Illuminazione
Le dieci (Nove + Una) illuminazioni della Profezia di Celestino

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Fonte  : http://www.disinformazione.it/decimailluminazione.htm

domenica 20 marzo 2011

LA BENEFICENZA


11. La beneficenza, amici miei, vi darà in questo mondo le gioie più dolci e più
pure, le gioie del cuore che non sono turbate né dai rimorsi né dall’indifferenza. Che
possiate comprendere tutto ciò che assomma di grande e di dolce la generosità delle
anime belle, questo sentimento che fa sí che si guardino gli altri con lo stesso occhio
con cui guardiamo noi stessi, che ci si spogli con gioia per coprire il fratello. Che voi
possiate, amici miei, non avere un impegno più dolce di quello di fare intorno a voi
delle persone felici! Quali feste del mondo potrete mai paragonare a quelle feste
lietissime in cui voi, rappresentanti della Divinità, rendete la gioia a quelle povere
famiglie che della vita non conoscono che le vicissitudini e le amarezze; quando voi
vedete quei volti avvizziti, d’un tratto raggianti di speranza, perché non avevano un po’
di pane, quegli sventurati, e i loro bambini, ignorando che vivere è soffrire, gridavano,
piangevano e ripetevano queste parole che ferivano come un pugnale acuto il cuore
materno: “Ho fame!”. Pensate quanto siano soavi le impressioni di chi vede rinascere la
gioia là dove, un momento prima, non vi era che disperazione! Capite quali siano i
vostri obblighi verso i vostri fratelli! Andate, andate incontro alla sfortuna, andate a
soccorrere le miserie, soprattutto quelle nascoste, che sono le più dolorose. Andate, miei
carissimi, e ricordate queste parole del Salvatore: “Se voi vestirete uno di questi
bambini, vestirete me!”.
Carità! Parola sublime che assomma tutte le virtù, sei tu che devi condurre i
popoli alla felicità. Esercitandoti si prepareranno delle gioie infinite per il domani, e
durante il loro esilio sulla terra, tu sarai la loro consolazione, farai pregusta-te loro le
gioie che godranno quando più tardi si abbracceranno uniti nel seno del Dio d’amore.
Sei tu, virtù divina, che mi hai procurato i soli momenti di felicità che ho goduto sulla
terra. Che i miei fratelli incarnati possano credere alla voce dell’amico che parla loro
per dire: è nella carità che voi dovete cercare la pace del cuore, la gioia dell’anima, il
ristoro a tutte le afflizioni della vita. Quando siete giunti sul punto di accusare Dio,
gettate uno sguardo verso il basso: guardate quante miserie ci sono da sollevare, quanti
poveri bambini senza famiglia, quanti vegliardi che non hanno una mano amica per
soccorrerli e per chiudere i loro occhi quando sarà l’ora della morte! Quanto bene c’è da
fare! Non lamentatevi, ma, al contrario, ringraziate Dio e prodigate a piene mani la
vostra simpatia, il vostro amore, il vostro denaro a tutti coloro che, diseredati dei beni di
questo mondo, languono nella sofferenza e nella solitudine. Raccoglierete quaggiù delle
gioie dolcissime, e più tardi... Dio solo lo sa! ... (ADOLPHE, vescovo di Algeri,
Bordeaux, 1861).
12. Siate buoni e caritatevoli: è questa la chiave dei cieli che voi avete nelle
vostre mani. Tutta la felicità eterna è racchiusa in questa massima: “Amatevi gli uni con
gli altri”. L’anima non può innalzarsi nelle regioni spirituali che grazie all’abnegazione
per il prossimo; non trova felicità e consolazione che negli slanci della carità. Siate
buoni, aiutate i vostri fratelli, dimenticate l’orribile piaga dell’egoismo: questo dovere
compiuto vi aprirà il cammino della felicità eterna. D’altronde, chi di voi non ha sentito
balzare il suo cuore e infiammarsi di gioia interiore al racconto di un eroico sacrificio, di
un’azione veramente caritatevole? Se ricercate le gioie che procura una buona azione,
resterete sempre sulla via del progresso spirituale. Gli esempi non mancano: solo le
buone volontà sono rare. Rammentate la folla di uomini dabbene di cui la vostra storia
vi tramanda il pio ricordo.
Cristo non vi ha forse detto tutto ciò che esalta queste virtù dell’amore e della
carità? Perché dimenticare i suoi divini insegnamenti? Perché chiudere l’orecchio alle
sue divine parole, il cuore alle sue dolci massime? Io vorrei che si seguissero con
maggiore interesse, con maggiore fede, le letture evangeliche. Si abbandona questo
libro, si considera come una parola chimerica, come una lettura incomprensibile; si
lascia nell’oblio questo codice ammirevole. I vostri mali sorgono dal volontario
abbandono di questa sintesi delle leggi divine. Leggete, dunque, queste pagine brucianti
della devozione di Gesù, e meditatele.
Uomini forti, cingetevi della vostra forza; uomini deboli, fatevi delle armi della
vostra dolcezza, della vostra fede; siate più persuasivi, abbiate più costanza nella
propaganda della vostra nuova dottrina. Non è che un incoraggiamento che siamo venuti
a darvi, non è che per stimolare il vostro zelo e le vostre virtù che Dio ci permette di
manifestarci a voi: ma se si volesse, non si avrebbe bisogno che dell’aiuto di Dio e della
propria volontà: le manifestazioni degli Spiriti non sono fatte che per gli occhi chiusi e i
cuori indocili.
La carità è la virtù fondamentale che deve sostenere tutto l’edificio delle virtù
terrene: senza di essa, le altre non esistono. Senza la carità non vi è speranza di una
sorte migliore, non vi è interesse morale che ci possa guidare: senza la carità non vi è
nemmeno la fede, perché la fede non è che un puro raggio che fa brillare un’anima
caritatevole.
La carità è l’eterna ancora di salute in tutte le sfere: è la più pura emanazione
dello stesso Creatore, è la sua virtù che trasmette alle creature. Come si potrebbe
diconoscere questa suprema bontà? Dove sarebbe, con questo pensiero, un cuore tanto
perverso da respingere e scacciare questo sentimento cosí divino? Quale sarebbe il
bambino tanto cattivo da ribellarsi a questa dolce carezza: la carità?
Non oso parlare di ciò che io ho fatto, perché anche gli Spiriti hanno il pudore
delle loro opere, ma credo che questa da me iniziata sia una di quelle che deve
contribuire di più a consolare i vostri simili. Vedo sovente Spiriti che domandano per
missione di continuare il mio compito; le vedo le mie dolci e care sorelle nel loro pio e
divino ministero; le vedo esercitare la virtù che vi raccomando, con tutta la gioia che
procura questa esistenza di abnegazione e di sacrificio. Per me è una grande felicità
vedere quanto tutti onorano il loro agire, quanto è amata e dolcemente protetta la loro
missione.
Uomini dabbene, uomini di buona volontà forte e decisa, unitevi per continuare
ampiamente l’opera di propaganda della carità. Troverete la ricompensa di questa virtù
nel suo stesso esercizio: non esiste gioia spirituale che essa non dia già nella vita
terrena. Siate uniti, nell’amore reciproco, secondo i precetti di Cristo. E cosí via. (SAN
VINCENZO DE PAOLI, Parigi, 1858).
13. Io mi chiamo la carità, sono la via maestra che conduce a Dio: seguitemi,
perché io sono lo scopo cui tutti dovete mirare.
Ho fatto stamani il mio giro solito, e col cuore dilaniato vengo a dirvi: “Oh,
amici miei! quante miserie, quante lagrime, e quante avrete da fare per asciugarle tutte!
Ho cercato inutilmente di consolare delle povere madri. Dicevo loro al-l’orecchio:
“Coraggio! Ci sono dei cuori buoni che vegliano su voi, non sarete abbandonate.
Pazienza! Dio è là, voi siete le sue più care, le sue elette”. Sembrava che mi sentissero e
guardavano verso di me con i loro grandi occhi smarriti: leggevo sui loro poveri volti
che il corpo, questo tiranno dello Spirito, aveva fame e che se le mie parole
rasserenavano un po’ il loro cuore, non potevano riempire il loro stomaco. Ripetevo
ancora: Coraggio! Coraggio! Allora una povera madre giovanissima che allattava un
fanciullino, l’ha preso in braccio tendendolo verso lo spazio vuoto, come se mi pregasse
di proteggere quel povero esserino che non prendeva che un nu-trimento insufficiente da
un seno sterile.
Altrove, amici miei, ho veduto dei poveri vecchi senza lavoro, e, presto, senza
asilo, in preda a tutte le sofferenze del bisogno, vergognosi della loro miseria, incapaci
anche di osare, loro che non avevano mai mendicato, d’implorare la pietà dei passanti. Il
cuore vinto dalla compassione, io che non possiedo nulla, mi sono fatta mendicante per
loro, e vado ovunque a stimolare la beneficenza, ispirando pensieri buoni ai cuori
generosi e compassionevoli. È per questo che vengo da voi, amici miei, e vi dico: laggiù
ci sono degli sventurati nella cui madia non c’è pane, il cui focolare è privo di fuoco il
cui letto non ha coperte. Non vi dico ciò che dovete fare: lascio l’iniziativa al vostro
buon cuore: se vi dettassi la vostra linea di condotta non avreste più il merito delle
vostre buone azioni. Vi dico soltanto; io sono la carità e vi stendo la mano per i vostri fratelli sofferenti.
Ma se io domando, do anche, e do molto: ecco, vi invito ad un grande banchetto
e questo è l’albero al quale vi sazie rete tutti! Vedete come è bello, come è carico di
fiori e di frutti! Avanti, andate, cogliete, prendete tutti i frutti di questo bell’albero che si
chiama la beneficenza. Al posto dei rami che avrete colto, lo porrò le buone azioni che
farete e riporterò quest’albero a Dio perché lo rivesta di nuovo, perché la beneficenza è
inesauribile. Seguitemi, dunque, amici miei, perché io vi annoveri fra quanti si
arruolano sotto la mia bandiera: non temete, io vi condurrò sulla via della salute.
Per-ché io sono la Carità. (CARITA, martirizzata a Roma, Lyon, 1861).
14. Ci sono molti modi di fare la carità; parecchi fra voi la confondono con
l’elemosina che, tuttavia, è molto diver-sa. L’elemosina, amici miei, è talvolta utile,
perché dà un aiuto ai poveri, ma è quasi sempre umiliante, cosí per chi la fa come per
chi la riceve. La carità, invece, affratela il benefattore al beneficato, e, per di più, può
travestirsi in tante maniere! Si può essere caritatevoli anche con i congiunti o con gli
amici, dimostrandosi indulgenti gli uni con gli altri, perdonandosi reciprocamente le
debolezze, stando attenti a non urtare l’amor proprio di nessuno; voi, spiritisti, potrete
esserlo col sapervi comportare di fronte a coloro che non condividono le vostre idee;
inducendo coloro che vedono meno chiaramente di voi a credere, ma senza offenderli,
senza attaccare di fronte le loro convinzioni, conducendoli pian piano alle nostre
riunioni ove potranno ascoltarci; e allora noi sapremo trovare il passaggio per penetrare
nel loro cuore. E questo è uno degli aspetti della carità.
Adesso ascoltate ciò che vi debbo dire circa la carità per i poveri, questi
diseredati di quaggiù, ma ricompensati da Dio, se sanno accettare le loro miserie senza
lagnarsene, ciò che dipende da voi. Mi farò capire con un esempio.
Diverse volte alla settimana, io vado ad una riunione di signore. Persone di tutte
le età, che per noi, come voi sapete, sono tutte sorelle. Che cosa fanno? Lavorano svelte
svelte, le loro dita sono agili, i loro volti sono radiosi, e i loro cuori battono all’unisono!
Ma qual è il loro scopo? Esse vedono avvicinarsi l’inverno, che sarà aspro per le
famiglie povere. Le formiche non hanno potuto riunire durante l’estate i grani necessari
alle provviste, e in gran parte gli oggetti di vestiario sono in pegno; le povere madri si
tormentano e piangono pensando ai loro bambini che, in inverno, avranno fame e
freddo! Ma, pazienza, mie povere donne! Dio ha ispirato persone più fortunate di voi,
che si sono riunite e confezionano per voi dei vestitini. Poi, un giorno di questi, quando
la neve avrà coperto la terra e voi vi ribellerete dicendo: “Dio non è giu-sto” (perché
questa è la protesta abituale di voi che soffri-te), vedrete presentarsi uno dei figli di
queste buone lavoratrici che si son fatte le operaie dei poveri. Sí, è per voi che esse
lavorano tanto, e le vostre lagnanze si muteranno in benedizioni, perché nel cuore degli
infelici l’amore è cosí vicino all’odio!
E siccome è necessario incoraggiare l’attività di queste lavoratrici, io vedo che
ad esse giungono da ogni parte le comunicazioni degli Spiriti buoni. Gli uomini che
fanno parte di questa società, anche essi offrono il loro concorso con qualcuna di quelle
conferenze che piacciono tanto. E noi, per ricompensare lo zelo di tutte e di ognuna, a
queste operaie laboriose promettiamo una buona clientela che le pagherà in denaro
liquido, con quelle benedizioni che sono la sola moneta che ha corso in cielo, e
assicuriamo, senza timore di promettere troppo, che questo pagamento non mancherà
mai a loro. (CARITA, Lyon, 1861).
15. Miei cari amici, ogni giorno io odo alcuni fra voi che dicono: “Sono povero
e non posso fare la carità”. E ogni giorno vi vedo mancare di indulgenza per i vostri
simili; non perdonate nulla ad essi, e vi erigete a giudici, spesso severi, senza chiedervi
se sareste contenti che altri facesse lo stesso nei vostri confronti. L’indulgenza non è
forse anch’essa della carità? Voi, che non potete fare che la carità indulgente, fate
almeno questa, ma fatela a piene mani. E circa la carità materiale, voglio raccontarvi
una storia del mondo di là.
Erano da poco morti due uomini, e Dio aveva detto: Fi-no a che questi uomini
vivranno, ciascuna delle loro buone azioni sarà posta in un sacco, e quando moriranno,
questi sacchi saranno pesati. Quando questi due uomini giunsero all’ul-tima ora, Dio si
fece portare i due sacchi: uno era grande e grosso, era gonfio e risuonava per le monete
che lo riempivano; l’altro era piccolissimo, tanto leggero che si vedevano attraverso i
pochi soldi che conteneva. Ciascuno dei due uomini riconobbe il suo sacco. Il primo
disse: Ecco il mio sacco, lo riconosco, ero ricco e ho dato molto. Ecco il mio, disse il
secondo, purtroppo sono sempre stato povero e non avevo nulla da distribuire. I due
sacchi furono messi sulla bilancia e con grande sorpresa il più grosso si alleggerí, e il
più piccolo si appesantí, tanto che la bilancia pendeva tutta dalla parte di questo. Allora
Dio disse al ricco: Tu hai dato molto, è vero; ma tu hai dato per ostentazione e per
vedere il tuo nome scritto in tutti i templi dell’orgoglio, e per di più, dando non ti sei
privato di nulla. Va’ a sinistra, e reputati contento che le tue elemosine ti siano ancora
contate per qualcosa. Poi, disse al povero: Tu hai dato poco, amico mio; ma ognuno dei
soldi che sono su questa bilancia è stato per te una privazione. Se non hai fatto
l’elemosina, tu hai fatto la carità, e, ciò che è ancora meglio, l’hai fatta spontaneamente,
senza pensare che te ne sarebbe stato tenuto conto. Sei stato indulgente, non hai
giudicato il tuo prossimo, ma, al contrario, l’hai scusato di tutte le sue azioni. Va’ a
destra e ricevi la tua ricompensa. (UNO SPIRITO PROTETTORE, Lyon, 1861).
16. La donna ricca, felice, che non ha bisogno di utilizzare il suo tempo nei
lavori familiari, non potrebbe dedicare qualche ora a lavorare per i suoi simili? Che ella,
col superfluo delle sue gioie, acquisti qualche cosa per coprire lo sventurato che trema
dal freddo; che, con le sue mani delicate, faccia dei vestiti, grossolani ma caldi; aiuti la
madre a coprire il bambino che sta per nascere; se il figlio di lei avrà qual-che ricamo di
meno, quello della povera avrà più caldo. Lavorare per i poveri è lavorare alla vigna del Signore.
E tu, povera operaia, che non hai del superfluo, ma che, nel tuo amore per i tuoi
fratelli, vuoi dare anche quel poco che possiedi, tu che hai un solo tesoro, il tuo tempo,
regala loro qualche ora della tua giornata. Confeziona qualcuno di quei lavori eleganti
che sono una tentazione per i fortunati, vendi il lavoro frutto delle tue veglie e potrai,
cosí, procurare qualche conforto ai tuoi fratelli. Avrai forse qualche nastro di meno, ma
darai scarpe a chi va a pichi nudi.
E voi, donne devote a Dio, lavorate anche voi alla sua opera, ma che i vostri
lavori delicati e costosi non siano buoni soltanto ad adornare le sue cappelle e ad attirare
l’attenzione sulla vostra abilità e la vostra pazienza. Lavorate, figlie mie, e fate che il
prezzo del vostro lavoro vada a sollievo dei vostri fratelli in Dio. I poveri sono i suoi
figli prediletti: lavorare per loro è glorificarlo. Siate per essi come la Provvidenza che
dice: Agli uccellini del cielo, Dio offre il cibo. Che l’oro e l’argento che le vostre dita
sanno tessere, si trasmutino in abiti e nutrimento per coloro che ne mancano. Fatelo, e il
vostro lavoro sarà benedetto.
E tutti voi che potete produrre, date; date il vostro genio, le vostre ispirazioni, il
vostro cuore che Dio benedirà. Poeti, letterati, che non siete letti che dalla gente del bel
mondo, allietate i loro ozi, ma dedicate il prodotto delle vostre opere a sollievo degli
sventurati. Pittori, scultori, artisti di ogni genere, fate che la vostra intelligenza sia
d’aiuto ai vostri fratelli: non ne trarrete meno gloria, e vi sarà qualche soffe-renza di meno.
Tutti potete dare: a qualsiasi classe apparteniate, vi sarà sempre qualcosa che
potete dividere coi vostri fratelli. Quale che sia ciò che Dio vi ha dato, ne dovete una
parte a chi manca del necessario, perchè al suo posto voi sareste ben felici che qualcuno
dividesse con voi. I vostri tesori terreni saranno un po’ minori, ma i vostri tesori in cieio
più abbondanti, perché avrete cento volte quanto avrete seminato quaggiù in benefizi.
(JEAN, Bordeaux, 1861).

IL VANGELO SECONDO GLI SPIRITI (Allan Kardec)

LA CARITA' MATERIALE e LA CARITA' MORALE


9. “L’amore reciproco ed il fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi”,
sono i due precetti che compendiano tutta la religione e tutta la morale. Se fossero
seguiti quaggiù, sareste tutti perfetti, non ci sarebbero piú odii, più dissensi, dirò anche
di più, non ci sarebbe più la miseria, perché molti poveri si nutrirebbero col superfluo
della tavola di ogni ricco. Voi non vedreste più, nei tetri quartieri che ho abitato durante
la mia ultima incarnazione, delle povere donne che si trascinano dietro dei bambini
miserabili privi di tutto.
Ricchi! Pensate un po’ a queste realtà ed aiutate più che potete gli sventurati.
Date, perché Dio vi renda un giorno il bene che avrete fatto, perché quando dovrete
abbandonare la spoglia terrena, troviate un corteo di Spiriti riconoscenti ad accogliervi
sulle soglie di un mondo più felice.
Se voi sapeste quale gioia ho provato nel ritrovare lassù coloro cui avevo reso
qualche servigio nella mia ultima vita!...
Amate, dunque, il vostro prossimo, amatelo come voi stessi, perché, ora lo
sapete, quello sventurato che respingete è forse un fratello, un padre, un amico che voi
mandate via, lontano da voi; e allora, quale sarà la vostra disperazione, riconoscendolo
nel mondo degli Spiriti!
Mi auguro che voi capiate bene quale può essere la ca-rità morale, quella che
ciascuno può esercitare, quella che non costa nulla di materiale, e che, tuttavia, è la più
difficile a mettere in pratica.
La carità morale consiste nel sopportarsi gli uni con gli altri, ed è ciò che voi fate
di meno in questo basso mondo in cui, per il momento, siete incarnati. Credete, è molto
meritorio saper tacere per lasciar parlare qualcuno più sciocco di noi: e anche questo è
un genere di carità. Saper essere sordi quando un frizzo canzonatorio sfugge dalle labbra
di qualcuno abituato a prendere in giro; non vedere il sorriso di sdegno che vi accoglie
quando entrate da persone che, spesso a torto, si credono superiori a voi, mentre nella
vita dello spirito, la sola veritiera, ne sono sovente ben lontani: è un merito non di
umiltà, ma di carità, perché non notare i torti altrui è carità morale.
Questa carità, nondimeno, non deve mai impedite l’altra. Ma pensate soprattutto
a non disprezzare i vostri simili: ricordatevi tutto ciò che vi ho detto: dovete ricordarvi
sempre che colui che respingete, è stato forse uno Spirito che vi era caro e che si trova,
ora, in una situazione inferiore alla vostra. Io ho ritrovato uno dei poveri della vostra
terra che, fortunatamente, io avevo beneficato e che oggi mi avviene d’implorare a mia volta.
Ricordatevi che Gesù ha detto che siamo tutti fratelli, e pensate a questo prima
di respingere il lebbroso o il mendicante. Addio; pensate a coloro che soffrono e
pregate. (SUOR ROSALIE, Parigi, 1860).

10. Amici miei: ho udito molti fra voi che si dicevano: come posso fare la
carità? Spesso non ho nemmeno il neces-sario per me stesso!
La carità, amici miei, si fa in tante maniere: potete fare la carità col pensiero, con
le parole e con le azioni. Col pensiero, pregando per i poveri derelitti che sono morti
senza essere riusciti a vedere la luce; una preghiera fatta col cuore li conforta. Con le
parole, rivolgendo ai vostri compagni di ogni giorno dei buoni consigli: a coloro che
sono inaspriti dalla disperazione e dalle privazioni, e che bestemmiano l’Altissimo, dite:
“Anche io ero come te, soffrivo, ero infelice, ma ho creduto nello Spiritismo e adesso,
vedi, sono felice”. Ai vocchi che vi diranno: “È inutile, sono alla fine della mia
esistenza e morirò come ho vissuto”, rispondete: “Dio ha una giustizia eguale per tutti,
ricordatevi degli operai dell’ultima ora”. Ai bambini che, già viziati dal loro ambiente,
vanno a giocare per le strade, pronti a cedere alle cattive tentazioni, dite: “Dio vi vede,
miei cari piccini”, e non abbiate paura di ripetere spesso questa dolce parola. Finirà per
germogliare nelle loro giovani intelligenze e di questi piccoli vagabondi avrete fatto
degli uomini. Anche questa è carità.
Molti fra voi dicono anche: “In fondo, siamo tanti sulla terra, Dio non può
vederci tutti”. Ascoltate bene, amici miei: quando siete sulla cima di una montagna, il
vostro sguardo non abbraccia forse i miliardi di granelli di sabbia che la coprono?
Ebbene, Dio vi vede allo stesso modo. Vi lascia il vostro libero arbitrio, cosí come voi
lasciate che quei granelli di sabbia vadano in preda al vento che li disperde; ma Dio
nella sua infinita misericordia, ha posto in fondo al vostro cuore una sentinella vigilante
che si chiama la coscienza. Ascoltatela, vi darà soltanto buoni consigli. Talvolta voi la
intorpidite, opponendole lo spirito del male: allora tace, ma siate certi che la povera
abbandonata si farà sentire di nuovo non appena l’ombra di un rimorso vi avrà sfiorati.
Ascoltatela, interrogatela e spesso sarete consolati dai consigli che essa vi avrà dati.
Amici miei, ad ogni nuovo reggimento, il generale consegna una bandiera: io ve
ne do una con questa massima di Cristo: “Amatevi l’un l’altro”. Mettete in pratica
questa massima, riunitevi tutti sotto questo stendardo e ne ricaverete la felicità e la
consolazione. (UNO SPIRITO PROTETTORE, Lyon, 1860).

IL VANGELO SECONDO GLI SPIRITI (Allan Kardec)

SEMPLICITA' E PUREZZA DI CUORE


(spiegazione passi del Vangelo )

1. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. (San Mateo, -Cap. V, versetto 8).
2. E gli conducevano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli sgridavano
quelli che glieli presentavano. Gesù, ve-duto questo, s’indignò e disse loro: “Lasciate
venire a me i bambini e non glielo impedite: perché il regno di Dio è di quelli che son
simili a loro. In verità vi dico, chi non rieverà il regno di Dio come un fanciullo, non
c’entrerà”. Poi li abbracciò e li benedisse, imponendo loro le mani. (San Marco. Cap. X,
versetti da 13 a 16).
3. La purezza di cuore è inseparabile dalla semplicità e dall’umiltà. Essa esclude
ogni pensiero d’egoismo e d’orgoglio: perciò Gesù prende l’infanzia quale emblema di
questa pureza, come l’ha presa per emblema dell’umiltà.
Questo paragone potrebbe non sembrare giusto se si considera che lo Spirito del
bambino può essere antichissimo e che, rinascendo alla vita corporea, porta con sé le
imperfezione di cui non si è liberato nelle sue precedenti esistenze: solo uno Spirito
arrivato alla perfezione potrebbe costituire il tipo della vera purezza. Ma è giusto dal
punto di vista della vita presente, perché il fanciullo, non avendo potuto ancora
manifestare nessuna tendenza perversa, ci offre l’immagine dell’innocenza e del
candore. Cosí Gesù non dice affatto che il regno di Dio è per loro, ma per coloro che
sono simili a loro.
4. Dato che lo Spirito del bambino è già vissuto, perché, fin dalla nascita, non si
mostra quale è? Tutto è saggio nelle opere di Dio. Il bambino ha bisogno delle delicate
cure che solo la tenerezza materna può avere per lui, e questa tenerezza è accresciuta
dalla debolezza e dall’ingenuità che egli ha. Per una madre, suo figlio è sempre um
angelo, e doveva essere cosí per accattivarsi la sua sollecitudine; la madre non avrebbe
potuto avere per lui lo stesso abbandono se, invece della ingenua grazia, avesse trovato
in lui, con lineamenti infantili, un carattere virile, e le idee di un adulto. Meno ancora, se
avesse conosciuto il suo passato.
D’altronde, bisognava che l’attività del principio intelligente fosse proporzionata
alla debolezza del corpo che non avrebbe potuto resistere ad una eccessiva attività dello
Spirito, come appare chiaro dai soggetti troppo precoci. È per questo che, fin dall’inizio
dell’incarnazione, lo Spirito, entrando in un periodo di turbamento, perde a poco a poco
la coscienza di sé: in questo periodo è come in una specie di sonno, durante il quale le
sue facoltà restano allo stato latente. Questo state transitorio è necessario per dare allo
Spirito un nuovo punto di partenza e fargii dimenticare, nella sua nuova esistenza
terrestre, le cose che avrebbero potttto ostacolarlo. Il suo passato, tuttavia, reagisce in
lui; rinascerà alla vita più grande, più forte, moralmente e intellettualmente, sostenuto
ed assecondato dall’intuizione che conserva dell’esperienza acquisita.
A cominciare dalla nascita, gradualmente, le sue idee riprendono il loro slancio
sviluppandosi in pari tempo allo sviluppo degli organi: si può dire, quindi, che durante i
primi anni di vita lo Spirito è veramente infantile perché le idee che formeranno il fondo
del suo carattere sono ancora assopite. Nel tempo in cui i suoi istinti sonnecchiano, è più
agile e, in conseguenza, più accessibile alle impressioni che possono modificare la sua
natura e farlo progredire, il che rende più facile il loro compito ai genitori.
Per un certo tempo lo Spirito riveste dunque l’abito dell’innocenza, e Gesù è nel
vero quando, malgrado il fatto che l’anima abbia già vissuto, prende il bambino a
emblema della purezza e della semplicità.

IL VANGELO SECONDO GLI SPIRITI (Allan Kardec)

CHE COSA BISOGNA INTENDERE PER POVERI DI SPIRITO


Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli! (San Matteo, Cap.
V, versetto 3).
2. L’incredulità si è divertita con questa massima: “Beati i poveri in spirito”,
come con molte altre cose, senza capirle. Per poveri in spirito, Gesù non intendeva gli
uomini di scarsa intelligenza, ma gli umili: egli dice che il regno dei cieli è loro e non
degli orgogliosi.
Quelli che, secondo il mondo, sono uomini di scienza e di spirito, hanno
un’opinione cosí alla di loro stessi e della loro superiorità che considerano le cose
divine come indegne della loro attenzione: i loro sguardi, concentrati sulla loro persona,
non possono elevarsi fino a Dio. Questa tendenza a giudicarsi al di sopra di tutto, troppo
spesso li porta a negare ciò che, essendo al di sopra di loro, potrebbe abbassarli, a
negare perfino la Divinità. O, se accettano di ammetterla, vogliono con-testare alla
Divinità una delle sue più belle attribuzioni, la sua azione provvidenziale sulle cose di
questo mondo, poiché sono persuasi che bastano loro a governarlo bene. Prendono la
loro intelligenza per la misura dell’intelligenza universale e si ritengono atti a capire
tutto, cosí non riescono a credere alla possibilità di ciò che non capiscono: quando è
pronunciato, il loro giudizio é senza appello.
Se si rifiutano d’ammettere il mondo invisibile e una potenza extraumana, non è
tuttavia che questo sia al di sopra della loro portata, ma é che il loro orgoglio si rivolta
all’idea di qualcosa al di sopra della quale non possono collocarsi e che li farebbe
discendere dal loro piedistallo. Ecco perché non hanno che sorrisi di disprezzo per tutto
ciò che non appartiene al mondo visibile e tangibile: si attribuiscono troppo intelletto e
troppa scienza per credere a cose che, secondo loro, valgono soltanto per le persone
semplici e giudicano coloro che le prendono sul serio come dei poveri di spirito.
Qualsiasi cosa ne dicano, ciononostante, dovranno pur entrare come tutti in
questo mondo invisibile che deridono: allora i loro occhi saranno aperti ed essi
riconosceranno il loro errore. Ma Dio, che é giusto, non può ricevere con eguale favore
colui che ha misconosciuto la sua potenza e colui che si è umilmente sottomesso alle
sue leggi, né può far loro lo stesso trattamento.
Dicendo che il regno dei cieli è per i semplici, Gesù vuol dire che nessuno vi
può essere ammesso senza la semp!icità del cuore e l’umiltà dello spirito; che
l’ignorante che possiede questa qualità sarà preferito al sapiente che crede più in se
stesso che in Dio. In ogni circostanza, Gesù pone l’umiltà nel novero di quelle virtù che
avvicinano a Dio e l’orgoglio fra i vizi che allontanano da Dio. E questo per una ragione
naturalissima: che l’umiltà é un atto di sottomissione a Dio, mentre l’orgoglio è una
ríbellione a lui. Per la felicità dell’uomo, dunque, è molto meglio essere poveri in
spirito, nel senso mondano, e ricchi in qualità morali.

IL VANGELO SECONDO LO SPIRITISMO (Allan Kardec)