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lunedì 4 aprile 2011

LA POTENZA DELLA FEDE


1. Quando furono giunti presso la folla, gli si presentò un uomo, il quale si gettò
in ginocchio davanti a lui, e gli disse: “Signore, abbi pietà di mio figlio, che è lunatico e
soffre molto; cade spesso nel fuoco e spesso nell’acqua. L’ho presentato ai tuoi
discepoli, ma non l’hanno potuto guarire”. Gesù rispose, dicendo: “O generazione
incredula e perversa, fino a quando starò io con voi? fino a quando vi sopporterò?
Portatelo qua a me”. E Gesù minacciò il demonio, il quale uscí dai fanciullo, che, in
quel medesimo istante, fu risanato. Allora i discepoli si accostarono a Gesù e, in
disparte, gli domandarono: “Perché noi non l’abbiamo potuto scacciare?”. E Gesú
rispose loro: “Per la vostra poca fede; perché in verità vi dico: se avrete fede quanto un
granello di senape, direte a questo monte: Trasferisciti di qui a là, ed egli si trasferirà, e
niente vi sarà impossibile”. (San Matteo, Cap. XVII, versetti da 14 a 20).
2. Nel senso concreto è certo che la fiducia nelle pro-prie forze rende capaci di
eseguire cose materiali che non si possono fare quando si dubita di se stessi: ma queste
parole vanno comprese unicamente nel senso morale. Le montagne che la fede solleva
sono le difficoltà, le resistenze, insomma la cattiva volontà che esiste fra gli uomini,
anche quando si tratta delle cose più importanti. I pregiudizi creati dalla forza
dell’abitudine, gli interessi materiali, l’egoismo, la cecità del fa-natismo, le passioni
orgogliose, sono altrettante montagne che impediscono la strada a chi lavora al
progresso dell’umanità.
Una fede intensa fornisce la perseveranza, l’energia e le risorse che permettono
di vincere gli ostacoli, tanto nelle piccole cose quanto nelle grandi. Una fede titubante
dà, invece, l’in-certezza, l’esitazione di cui si fanno forti coloro stessi che si vuol
combattere: essa non cerca i mezzi per vincere, perché non crede di poter vincere.
3. In un’altra accezione, si chiama fede la fiducia nel compimento di qualcosa,
la certezza di raggiungere uno scopo. Que-sta dà una specie di lucidità di pensiero che
fa scorgere la meta alla quale si tende e i mezzi per arrivarvi, in tal modo che chi la
possiede si muove, per cosí dire, a colpo sicuro. Nell’un caso e nell’altro, può far
compiere grandi cose.
La fede sincera e vera è sempre calma; dà la pazienza che sa attendere perché,
sostenuta dall’intelligenza e dalla comprensione, è sicura d’arrivare. La fede dubbia,
sente la sua propria debolezza: stimolata dall’interesse, diviene furiosa e cre-de di
supplire alla forza con la violenza. La calma nella lotta è sempre un segno di forza e di
fiducia; la violenza è, al contra-rio, prova di debolezza e di dubbi circa se stesso.
4. Bisogna stare attenti a non confondere la fede con la presunzione. La fede
vera si accorda con l’umiltà: chi la possiede ripone la sua fiducia in Dio più che in se
stesso, perché sa che, semplice strumento della volontà di Dio, senza di lui egli non può
nulla; per questo gli Spiriti buoni lo aiutano. La presunzione, piuttosto che fede, non è
che orgoglio, e l’orgoglio è sempre punito, prima o poi, dalle delusioni e dagli scacchi
che riceve.
5. La potenza della fede trova la sua applicazione diretta e speciale nell’azione
magnetica; grazie ad essa, l’uomo influisce sui fluido, agente universale, ne modifica le
qualità e gli trasmette un impulso che si può dire irresistibile. Questa è la ragione per la
quale colui che, ad una grande potenza fluidica che ha normalmente, aggiunge una fede
ardente, può, mediante la sola volontà intesa al bene, operare quegli strani fenomeni di
guarigioni ed altri dello stesso genere che, una volta, erano considerati prodigi, ma non
sono altro che le conseguenze di una legge naturale. Ed è per questo che Gesù dice agli
apostoli: se non siete riusciti a guarire, significa che non avevate la fede.

IL VANGELO SECONDO GLI SPIRITI (Allan Kardec)

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