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giovedì 10 febbraio 2011

GLI ANGELI secondo la Chiesa - Confutazione - Gli angeli secondo lo Spiritismo


Gli angeli secondo la Chiesa:

1 - Tutte le religioni hanno avuto, sotto nomi diversi, gli angeli, cioè esseri superiori all’umanità, intermediari tra Dio e gli uomini.
Il materialismo, negando ogni esistenza spirituale al di fuori della vita organica, ha naturalmente classificato gli angeli tra le finzioni e le allegorie. La fede negli angeli è una parte essenziale dei dogmi della Chiesa: ecco come li definisce
Questo riassunto si rifà alla lettera pastorale di Monsignor Gousset,cardinale arcivescovo di Reims, per la Quaresima del 1864. Lo si può quindi considerare, come quello sui demoni, attinto alla stessa fonte citata nel capitolo seguente, come l’ultima espressione del dogma della Chiesa su questo argomento.
2 - «Noi crediamo fermamente» ha proclamato un concilio generale ed ecumenico «che non vi sia che un solo vero Dio, eterno e infinito, il quale, all’inizio del tempo, ha tratto dal nulla l’una e l’altra creatura, la spirituale e la corporale, l’angelica e la mondana, e in seguito ha formato, in posizione media tra queste, la natura umana, composta di corpo e di spirito.
Concilio Laterano.
«Tale è, secondo la fede, il piano divino nell’opera della creazione: piano maestoso e completo, come si conveniva alla saggezza eterna. Così concepito, offre ai nostri pensieri l’essere a tutti i gradi e in tutte le condizioni. Nella sfera più elevata appaiono l’esistenza e la vita puramente spirituali;nell’ultimo rango, l’esistenza e la vita materiali; e nello spazio intermedio che le separa, una meravigliosa unione delle due sostanze, una vita comune allo spirito intelligente e al corpo organizzato.
«La nostra anima è di natura semplice e indivisibile, ma è limitata nelle sue facoltà. L’idea che noi abbiamo della perfezione ci fa comprendere che possono esservi altri esseri semplici come lei, e superiori per le loro qualità e i loro privilegi. L’anima è grande e nobile: ma è associata alla materia, servita da organi fragili, limitata nella sua azione e nella sua potenza. Perché non vi dovrebbero essere altre nature più nobili ancora, libere da questa schiavitù e da questi intralci, dotate di una forza più grande e di una attività incomparabile? Prima che Dio ponesse l’uomo sulla terra perché lo conoscesse, l’amasse e lo servisse, non aveva già dovuto chiamare altre creature a comporre la sua corte celeste e ad adorarlo nella dimora della sua gloria? Dio riceve dalle mani dell’uomo il tributo d’onore e l’omaggio di questo universo; è sorprendente che egli riceva dalle mani dell’angelo l’incenso e la preghiera dell’uomo? Se gli angeli, quindi, non esistessero, la grande opera del Creatore non avrebbe il coronamento e la perfezione di cui era suscettibile; questo mondo, che attesta la sua onnipotenza, non sarebbe più il capolavoro della sua saggezza: persino la nostra ragione, per quanto fioca e debole, potrebbe facilmente concepirlo più completo e più perfetto.
«In ogni pagina dei libri sacri del Vecchio e del Nuovo Testamento si parla di
queste intelligenze sublimi, nelle pie invocazioni o nei testi storici. Il loro intervento era manifesto nella vita dei patriarchi e dei profeti. Dio si serve del loro ministero, sia per intimare la sua volontà, sia per annunciare gli eventi futuri; ne fa quasi sempre gli agenti della sua giustizia e della sua misericordia. La loro presenza è legata alle diverse circostanze della nascita, della vita e della passione del Salvatore; il loro ricordo è inseparabile da quello dei grandi uomini e dei fatti più importanti dell’antichità religiosa. La si trova persino nel politeismo, nelle favole della mitologia; perché si tratta di
una fede antica e universale quanto il mondo; il culto che i pagani tributavano ai geni buoni e malvagi non era se non una falsa applicazione della verità, una reliquia degenerata del dogma primitivo.
«Le parole del santo Concilio Laterano contengono una distinzione fondamentale tra gli angeli e gli uomini. Ci insegnano che i primi sono puri Spiriti, mentre i secondi sono composti da un corpo e da un’anima; cioè la natura angelica si regge da sola, non soltanto senza mescolanze, ma senza possibili associazioni reali con la materia, per quanto la si possa immaginare leggera e sottile; mentre la nostra anima, altrettanto spirituale, è associata al corpo in modo da formare con questo una sola e stessa persona, e tale è essenzialmente la sua destinazione.
«Finché dura questa unione così intima dell’anima e del corpo, queste due sostanze hanno una vita comune, ed esercitano l’una sull’altra un’influenza reciproca; l’anima non può liberarsi interamente dalla condizione imperfetta che per lei ne deriva: le sue idee le giungono attraverso i sensi, attraverso il confronto tra gli oggetti esteriori, e sempre sotto immagini più o meno evidenti. Ne consegue che non può contemplare se stessa, e che non può rappresentarsi Dio e gli angeli senza attribuire loro una forma visibile e
palpabile. Ecco perché gli angeli, per mostrarsi ai santi e ai profeti, hanno dovuto ricorrere a figure corporee; ma queste figure non erano che corpi aerei che essi facevano muovere senza identificarvisi, o attributi simbolici in rapporto con la missione di cui erano incaricati.
«Il loro essere e i loro movimenti non sono localizzati e circoscritti in un punto fisso e limitato dello spazio. Poiché non sono legati a un corpo, non possono venire fermati e limitati, come siamo noi, da altri corpi; non occupano alcun posto e non riempiono alcun vuoto; ma, come la nostra anima è tutta intera nel nostro corpo e in ciascuna delle sue parti, anche essi sono tutti interi, e quasi simultaneamente, su tutti i punti e in tutte le parti del mondo; più rapidi del pensiero, possono essere dovunque in un batter d’occhio e operare, senza altri ostacoli ai loro disegni che la volontà di Dio e la resistenza della libertà umana.
«Mentre noi siamo costretti a vedere soltanto a poco a poco, e in una certa misura, le cose che sono al di fuori di noi, e mentre le verità di ordine sovrannaturale ci appaiono come in un enigma e in uno specchio, secondo l’espressione dell’apostolo san Paolo, essi vedono senza fatica ciò che vogliono sapere, e sono in rapporto immediato con l’oggetto del loro pensiero. Le loro conoscenze non sono il risultato dell’induzione o del
ragionamento, ma di quella intuizione chiara e profonda che abbraccia
tutto il genere e le specie che ne derivano, i principi e le conseguenze che ne discendono.
«La distanza dei tempi, la differenza dei luoghi, la molteplicità degli oggetti
non possono produrre alcuna confusione nel loro spirito.
«L’essenza divina, essendo infinita, è incomprensibile: ha misteri e profondità che è impossibile penetrare. I disegni particolari della provvidenza sono loro celati: ma essa ne rivela loro il segreto, quando li incarica, in certe circostanze, di annunciarli agli uomini.
«Le comunicazioni di Dio agli angeli, e degli angeli tra loro, non avvengono, come tra noi, per mezzo di suoni articolati e di altri segni sensibili. Le pure intelligenze non hanno bisogno né degli occhi per vedere, né delle orecchie per udire: non hanno neppure l’organo della voce per manifestare i loro pensieri, perché questo intermediario abituale dei nostri rapporti, per loro non è necessario: ma comunicano i loro sentimenti in una maniera che è loro propria e che è tutta spirituale. Per essere compresi, a loro basta volerlo.
«Dio solo conosce il numero degli angeli. Tale numero, senza dubbio, non può essere infinito, e non lo è; ma secondo gli autori sacri ed i dottori della Chiesa, è considerevole e veramente prodigioso. Se è naturale rapportare il numero degli abitanti di una città alla sua grandezza ed alla sua estensione, poiché la terra non è che un atomo in confronto al firmamento e alle immense regioni dello spazio, bisogna concludere che il numero degli abitanti del cielo e dell’aria è assai più grande di quello degli uomini.
«Poiché la maestà dei re deriva il suo splendore dal numero dei loro sudditi, dei loro funzionari e dei loro servitori, cosa mai potrebbe darci un’idea della maestà del Re dei re meglio di questa moltitudine innumerevole di angeli che popolano il cielo e la terra, il mare e gli abissi, e la dignità di coloro che stanno continuamente prosternati o ritti davanti al suo trono?
«I padri della Chiesa e i teologi insegnano generalmente che gli angeli sono distribuiti in tre grandi gerarchie o principalità, e ogni gerarchia è suddivisa in tre compagnie o cori.
«Quelli della prima e più alta gerarchia sono designati secondo le funzioni che svolgono in cielo. Gli uni sono chiamati Serafini, perché sono ardenti, davanti a Dio, dell’ardore della carità; altri sono chiamati Cherubini, perché sono un riflesso luminoso della sua saggezza; gli altri ancora sono detti Troni, poiché proclamano la sua grandezza e ne fanno rifulgere lo splendore.
«Gli angeli della seconda gerarchia prendono il loro nome dai compiti che sono loro attribuiti nel governo generale dell’universo e sono: le Dominazioni, che assegnano missioni e incarichi agli angeli degli ordini inferiori; le Virtù, che compiono i prodigi richiesti nell’interesse della Chiesa e del genere umano; le Potestà, che proteggono con la loro forza e con la loro vigilanza le leggi che reggono il mondo fisico e morale.
«Gli angeli della terza gerarchia partecipano alla direzione delle società e delle persone; sono i Principati, preposti ai regni, alle province e alle diocesi; gli Arcangeli, chen trasmettono i messaggi della più alta importanza; gli Angeli custodi, che accompagnano ognuno di noi per vegliare sulla nostra sicurezza e sulla nostra santificazione».

Confutazione:

3 - Il principio generale che emerge da questa dottrina è che gli angeli sono
esseri puramente spirituali, anteriori e superiori all’umanità, creature
privilegiate votate alla felicità suprema ed eterna fin dalla loro
formazione; dotate, per loro stessa natura, di tutte le virtù e di tutte le
conoscenze, senza aver fatto nulla per acquisirle. Vengono al primo posto
nell’opera della creazione; all’ultimo posto viene la vita puramente materiale,
e a metà strada c’è l’umanità, formata di anime, esseri spirituali inferiori agli
angeli, uniti a corpi naturali.
Da questo sistema derivano parecchie difficoltà capitali. Innanzi tutto, che
cosa è questa vita puramente materiale? Si tratta della materia bruta? Ma la
materia bruta è inanimata e non ha vita. Si deve intendere che si tratta delle
piante e degli animali? Allora vi sarebbe un quarto ordine nella creazione,
perché non si può negare che in un animale intelligente vi sia qualcosa di più
che in una pianta, e che in una pianta vi sia qualcosa di più che in una pietra.
In quanto all’anima umana, che è la transizione, è unita direttamente ad un
corpo che non è altro che materia bruta poiché, senza anima, non ha più vita
di una zolla di terra.
Questa suddivisione manca evidentemente di chiarezza, e non concorda
affatto con l’osservazione; assomiglia alla teoria dei quattro elementi, crollata
di fronte all’avanzata della scienza. Ammettiamo tuttavia questi tre termini: la
creatura spirituale, la creatura umana e la creatura corporea; tale, ci vien
detto, è il piano divino, piano maestoso e completo, come si conveniva alla
saggezza eterna. Osserviamo innanzi tutto che questi tre termini non hanno
tra loro alcun legame necessario: sono tre creazioni distinte, formate
successivamente; invece tra l’una e l’altra vi è una soluzione di continuità,
infatti, in natura, tutto si concatena, tutto ci comprova una ammirevole legge
di unità, in cui gli elementi, che sono trasformazioni gli uni degli altri, trovano
il loro nesso. Questa teoria è vera, in quanto questi tre termini esistono
veramente, ma è incompleta: vi mancano i punti di contatto, come è
facilissimo dimostrare.
4 - Questi tre punti culminanti della creazione sono, dice la Chiesa, necessari
all’armonia dell’insieme; se ne mancasse anche uno soltanto, l’opera sarebbe
incompleta, e non sarebbe più in armonia con la saggezza eterna. Tuttavia,
uno dei dogmi fondamentali della religione afferma che gli animali, la terra, le
piante, il sole, le stelle, la stessa luce sono stati creati e tratti dal nulla seimila
anni fa. Prima di quell’epoca, non vi erano quindi né creature umane, né
creature corporee; per tutta l’eternità, quindi, l’opera divina era rimasta
imperfetta. La creazione dell’universo che risale a seimila anni or sono è un
articolo di fede capitale, tant’è vero che ancora pochi anni or sono, la scienza
veniva colpita d’anatema perché aveva distrutto la cronologia biblica,
dimostrando l’estrema antichità della terra e dei suoi abitatori.
Tuttavia il Concilio Laterano, un concilio ecumenico che ha fatto testo in
materia di ortodossia, dice: «Noi crediamo fermamente che non vi sia
che
un solo vero Dio, eterno e infinito, il quale, all’inizio del tempo, ha tratto
dal nulla l’una e l’altra creatura, la spirituale e la corporale». L’inizio del
tempo non può riferirsi che all’eternità trascorsa, poiché il tempo è infinito
come lo spazio; non ha né inizio né fine. Questa espressione, l’inizio del
tempo, è una figura che implica l’idea di una anteriorità illimitata. Il
Concilio Laterano, quindi, crede fermamente che le creature spirituali e le
creature corporali siano state formate simultaneamente, e tratte tutte insieme
dal nulla in un’epoca indeterminata del passato. Dove va a finire allora il testo
biblico, che fissa tale creazione seimila anni or sono? Ammettendo che quello
sia l’inizio dell’universo visibile, non è certamente quello del tempo. A chi
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credere, al concilio o alla Bibbia?
5 - Lo stesso concilio formula anche una strana proposizione: «La nostra
anima», dice, «egualmente spirituale, è associata al corpo in modo da formare
con esso una sola e stessa persona, e tale è essenzialmente la sua
destinazione». Se il destino essenziale dell’anima è essere unita al corpo,
questa unione costituisce il suo stato normale, è il suo fine, poiché è la sua
destinazione. Tuttavia, l’anima è immortale mentre il corpo è mortale; la
sua unione con il corpo non avviene che una sola volta, secondo la Chiesa, e
anche se durasse un secolo, cosa sarebbe mai, in confronto all’eternità? Ma,
per un numero grandissimo di individui, dura poche ore soltanto; di che
utilità può essere per l’anima questa unione effimera? Quando, rispetto
all’eternità, la sua durata più lunga è un tempo impercettibile, è esatto dire
che la sua destinazione è di essere essenzialmente legata al corpo?
Questa unione, in realtà, non è che un incidente, un punto nella vita
dell’anima, e non il suo stato essenziale.
Se la destinazione essenziale dell’anima è di essere unita al corpo materiale,
se, per sua stessa natura e secondo il fine provvidenziale della creazione,
questa unione è necessaria alle manifestazioni delle sue facoltà, bisogna
concludere che, senza il corpo, l’anima umana è un essere
incompleto; oppure, per restare ciò che è per sua destinazione, dopo aver
lasciato un corpo deve riprenderne un altro, il che ci porta alla pluralità
forzata delle esistenze, cioè alla reincarnazione perpetua. E’ veramente strano
che un concilio, considerato come una delle luci della Chiesa, abbia
identificato l’essere spirituale e l’essere materiale al punto che in un certo
senso non possono esistere l’uno senza l’altro, poiché la condizione essenziale
della loro creazione è appunto la loro unione.
6 - Il quadro gerarchico degli angeli ci insegna che parecchi ordini hanno, tra
le loro attribuzioni, il governo del mondo fisico e dell’umanità, e che sono stati
creati a questo fine. Ma, secondo la Genesi, il mondo fisico e l’umanità
esistono soltanto da seimila anni: cosa facevano allora gli angeli prima di quel
momento, per tutta l’eternità, poiché gli oggetti delle loro occupazioni non
esistevano? Gli angeli sono stati creati dall’eternità? Dovrebbe essere così,
poiché servono alla glorificazione dell’Altissimo. Se Dio li ha creati in una
qualsiasi epoca determinata, allora fino a quel momento, cioè per tutta
un’eternità, era rimasto senza adoratori.
7 - Più avanti viene affermato: «Finché dura questa unione così intima tra
l’anima e il corpo». Dunque arriva un momento in cui questa unione non
esiste più? Questa proposizione contraddice quella che fa di tale unione la
destinazione essenziale dell’anima.
Viene detto inoltre: «Le idee le giungono attraverso i sensi, attraverso il
confronto tra gli oggetti esteriori». E’ una dottrina filosofica in parte vera, ma
non vera in senso assoluto. Secondo l’eminente teologo, è una condizione
inerente della natura dell’anima non ricevere le idee che attraverso i sensi;
dimentica tuttavia le idee innate, le facoltà talvolta così trascendenti,
l’intuizione delle cose che il bambino porta con sé nascendo e che non deve
all’istruzione. Per mezzo di quale senso quei pastorelli, calcolatori naturali che
hanno sbalordito gli scienziati, hanno acquisito le idee necessarie alla
soluzione quasi istantanea dei problemi più complicati? Lo stesso si può dire
di certi musicisti, pittori e linguisti precoci.
«Le conoscenze degli angeli non sono il risultato dell’induzione e del
ragionamento»; gli angeli sanno perché sono angeli, senza aver bisogno di
imparare; Dio li ha creati tali; l’anima, al contrario, deve imparare.
Se l’anima riceve le idee solo attraverso gli organi corporei, quali sono dunque
quelle che può avere l’anima di un bambino morto a pochi giorni dalla
nascita, se si ammette, con la Chiesa, che egli non rinasce?
8 - A questo punto si presenta la domanda vitale: l’anima acquisisce idee e
conoscenze, dopo la morte del corpo? Se, una volta liberata dal corpo, non
può acquisire più nulla, l’anima dell’infante, del selvaggio, del cretino,
dell’idiota, dell’ignorante resterà sempre quella che era al momento della
morte: è destinata ad essere una nullità per tutta l’eternità.
Se acquisisce nuove conoscenze dopo la vita attuale, ciò significa che può
progredire. Senza l’ulteriore progresso dell’anima, si arriva a conseguenze
assurde con il progresso, si arriva alla negazione di tutti i dogmi fondati sul
suo stato stazionario: la sorte irrevocabile, le pene eterne e così via. Se
progredisce, dove si arresta il progresso? Non vi è motivo che le impedisca di
raggiungere il grado degli angeli o puri Spiriti. Se vi può giungere, non c’era
nessuna necessità di creare esseri privilegiati e speciali, esenti da ogni fatica,
che godono della felicità eterna senza aver fatto nulla per conquistarla,
mentre altri esseri meno favoriti non ottengono la felicità suprema che a
prezzo di sofferenze lunghe e crudeli e di prove durissime. Dio lo può, senza
dubbio, ma se si ammette l’infinità delle sue perfezioni, senza le quali non è
Dio, bisogna ammettere anche che non fa niente di inutile, niente che
smentisca la sovrana giustizia e la suprema bontà.
9 - «Poiché la maestà dei re deriva il suo splendore dal numero dei loro
sudditi, dei loro funzionari e dei loro servitori, cosa può darci un’idea della
maestà del Re dei re meglio di questa moltitudine innumerevole degli angeli
che popolano il cielo e la terra, il mare e gli abissi, e la dignità di quelli
che stanno continuamente prosternati o ritti davanti al suo trono?».
Non è forse sminuire la Divinità, paragonare la sua gloria al fasto dei sovrani
della Terra, Questa idea, inculcata nello spirito delle masse ignoranti, falsa
l’opinione che ci si fa della sua vera grandezza: Dio viene sempre ricondotto
alle meschine proporzioni dell’umanità; attribuirgli la necessità di avere
milioni di adoratori continuamente prosternati o ritti davanti a lui significa
attribuirgli le debolezze dei monarchi dispotici e orgogliosi dell’Oriente. Cosa
è che fa veramente grandi i sovrani? E’ il numero e lo splendore dei loro
cortigiani? No: è la loro bontà e la loro giustizia, è il titolo meritato di padri
dei loro sudditi.
Ci viene chiesto se vi è qualcosa che possa darci l’idea della maestà di Dio
meglio della moltitudine degli angeli che formano la sua corte. Sì, certamente,
c’è qualcosa di meglio: rappresentarlo supremamente buono, giusto e
misericordioso verso tutte le sue creature, e non come un dio collerico, geloso,
vendicativo, inesorabile, sterminatore, parziale, che crea per la propria gloria
quegli esseri privilegiati, favoriti e ornati di tutti i doni, nati per la felicità
eterna, mentre gli altri debbono conquistare faticosamente la felicità e
vengono puniti, per l’errore di un momento, con un’eternità di supplizi.
10 - Lo Spiritismo professa, per quanto riguarda l’unione dell’anima e del
corpo, una dottrina infinitamente più spiritualista, per non dire meno
materialista, e che ha inoltre il vantaggio di essere più conforme
all’osservazione e al destino dell’anima. Secondo ciò che ci insegna, l’anima è
indipendente dal corpo, il quale è soltanto un involucro temporaneo; la sua
essenza è la spiritualità; la sua vita normale è la vita spirituale. Il
corpo non è altro che uno strumento per esercitare le sue facoltà in rapporto
al mondo materiale; ma, separata dal corpo, l’anima gode delle sue facoltà con
maggiore libertà e maggiore ampiezza.
11 - La sua unione con il corpo, necessaria ai suoi primi sviluppi, avviene solo
nel periodo che si potrebbe chiamare la sua infanzia e la sua adolescenza;
quando raggiunge un certo grado di perfezione e di dematerializzazione,
questa unione non è più necessaria, e l’anima progredisce soltanto mediante
la vita dello Spirito. Per quanto siano numerose, del resto, le esistenze
corporali, sono necessariamente limitate dalla vita del corpo, e la loro somma
totale non comprende, in ogni caso, altro che una parte impercettibile della
vita spirituale, che è indefinita.

Gli angeli secondo lo Spiritismo :

12 - Vi sono esseri dotati di tutte le qualità attribuite agli angeli: su questo non vi sono dubbi. La rivelazione spiritista conferma, su questo punto, la fede di tutti i popoli; ma nello stesso tempo ci fa conoscere la natura e l’origine di tali esseri.
Le anime, o spiriti, sono create semplici e ignoranti, cioè prive di conoscenze e della coscienza del bene e del male, ma atte ad acquisire tutto ciò che manca loro; l’acquisiscono per mezzo dell’attività; il fine, che è la perfezione, è identico per tutte; vi giungono più o meno rapidamente, in virtù del loro libero arbitrio e in ragione dei loro sforzi; tutte hanno gli stessi gradini da salire, lo stesso lavoro da compiere; Dio non ha assegnato una parte più grande e più facile agli uni più che agli altri, perché tutti sono suoi figli, ed essendo giusto non ha preferenze per nessuno. Egli dice loro: «Ecco la legge che deve essere la vostra regola di condotta; essa sola può condurvi alla mèta;
tutto ciò che si conforma a questa legge è bene, tutto ciò che le è contrario è male. Voi siete liberi di osservarla o di infrangerla, e sarete così arbitri della vostra sorte». Dio, quindi, non ha creato il male; tutte le sue leggi sono per il bene; è l’uomo che crea il male infrangendo le leggi di Dio; se le osservasse scrupolosamente, non si allontanerebbe mai dalla retta via.
13 - Ma nelle prime fasi della sua esistenza, l’anima, come il bambino, è priva di esperienza; perciò è fallibile. Dio non le dà l’esperienza, ma le dà i mezzi per acquisirla; ogni passo falso sulla via del male è per lei un ritardo; ne subisce le conseguenze e impara a sue spese ciò che deve evitare. Così, a poco a poco, l’anima si sviluppa, si perfeziona e avanza nella gerarchia spirituale, fino a quando giunge allo stato di puro Spirito o angelo. Gli angeli sono quindi le anime degli uomini giunte al massimo grado di perfezione della creatura, e che godono della felicità promessa. Prima di raggiungere il
gradino supremo, godono di una felicità relativa al loro avanzamento, ma questa felicità non consiste nell’ozio: consiste nelle funzioni che piace a Dio conferire
loro, e che esse sono felici di svolgere, perché tali occupazioni sono un mezzo per progredire (vedere cap. 3, Il cielo).
14 - L’umanità non è limitata alla terra: occupa innumerevoli mondi che roteano nello spazio; ha occupato mondi che sono scomparsi, ne occuperà altri che si formeranno. Dio ha creato per tutta l’eternità, e crea incessantemente. Quindi, molto tempo prima che esistesse la terra, qualunque sia l’età che le si attribuisce, vi erano su altri mondi Spiriti incarnati che hanno percorso le stesse tappe ora percorse da noi, Spiriti di formazione più recente, e che sono arrivati alla mèta prima ancora che noi uscissimo dalle mani del Creatore. Per tutta l’eternità, quindi, vi sono stati angeli o puri spiriti; ma la loro esistenza umana si perde in un passato infinito, e per noi è come se fossero sempre stati angeli.
15 - Si trova così realizzata la grande legge di unità della creazione: Dio non è mai stato inattivo, ha sempre avuto puri Spiriti provati e illuminati per trasmettere i suoi ordini e per dirigere tutte le parti dell’universo, dal governodei mondi fino ai più piccoli particolari. Non ha quindi bisogno di creare esseri privilegiati, esenti da difficoltà; tutti, vecchi e nuovi, hanno conquistato i loro gradi nella lotta, e per merito proprio; tutti, infine, sono figli delle loro opere. E così si compie la suprema giustizia di Dio

Fonte: le Rivelazioni degli Spiriti (Allan Kardec ) 

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